Continua a farsi sentire dal nostro Paese la voce delle comunità islamiche sciite, che in questi giorni stanno rendendo omaggio ad Ali Khamenei attraverso iniziative di preghiera e dichiarazioni pubbliche. A farsi portavoce di questa mobilitazione è l'associazione islamica romana Imam Mahdi, che ha diffuso nei giorni scorsi un comunicato sottoscritto dalle principali organizzazioni sciite presenti in Italia. Nel testo, indirizzato anche alla successione alla guida suprema della Repubblica Islamica, emergono toni di grande devozione verso il defunto leader.
Il documento inizia con un versetto coranico che recita: "Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore". Successivamente, le comunità firmanti descrivono la morte di Khamenei come un "atto vile e criminale" perpetrato da Stati Uniti e Israele, caratterizzandola come una ferita profonda non soltanto per il popolo iraniano e i musulmani, ma anche per "tutti gli uomini liberi che hanno riconosciuto in lui un simbolo di integrità morale e spirituale".
Nel comunicato viene sviluppato il concetto teologico del martirio secondo la prospettiva dell'Islam sciita. Secondo il testo, per figure come Khamenei il sacrificio supremo rappresenta il "coronamento santo e la ricompensa più elevata" di un'esistenza dedicata integralmente a Dio e al servizio del popolo iraniano nonché della comunità musulmana globale e dei popoli oppressi. Le associazioni esplicitamente dichiarano di non intendere soffermarsi su violazioni del diritto internazionale o su critiche alle politiche statunitensi e israeliane, concentrandosi invece sul significato religioso dell'evento.
Un passaggio della nota è riservato alla successione: il figlio di Khamenei, Mojtaba, è stato nominato nuovo leader supremo, sebbene fino ad ora non abbia effettuato alcuna apparizione pubblica formale nel suo nuovo ruolo. Circolano rapporti contrastanti circa le sue condizioni di salute in seguito agli attacchi che hanno causato la morte del padre: alcune fonti suggeriscono ferite significative, mentre altre ipotesi risultano ancora non verificate. Il comunicato si conclude con un invito alla preghiera, affidando la situazione alla volontà divina.