Nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia, il dibattito raggiunge toni sempre più aspri. A infuocare la discussione sono gli endorsement di personalità di spicco, tra cui il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, che ha recentemente sostenuto come il voto affermativo provenga da settori interessati a indebolire l'apparato giudiziario. In questo contesto si inserisce l'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del leggendario magistrato Paolo assassinato da Cosa Nostra nel 1992, il quale ha deciso di scendere in campo personalmente per opporsi alla riforma.

Intervenendo durante la trasmissione radiofonica "Battitori Liberi" su Radio Cusano, Borsellino ha rilanciato la tesi di Gratteri aggiungendovi il peso della sua testimonianza personale. Secondo il fratello del giudice, tanto i criminali legati alla mafia quanto gli ambienti massonici deviati appoggeranno la proposta di revisione costituzionale firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. La ragione è semplice: riducendo l'indipendenza della magistratura, la riforma favorirebbe esattamente quei centri di potere che maggiormente temono un'amministrazione della giustizia efficiente e autonoma.

Borsellino ha fondato la sua posizione sul pensiero di Paolo, ricordando come suo fratello fosse profondamente preoccupato dai rischi derivanti dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Secondo questa prospettiva, tale divisione avrebbe esposto la magistratura all'influenza della politica, compromettendone l'indipendenza. Una lezione che Salvatore ritiene ancora oggi decisiva per valutare la proposta in votazione il 22 e 23 marzo prossimi.

Nella sua dichiarazione ha inoltre mosso critiche veementi nei confronti di chi utilizza la memoria dei giudici uccisi per giustificare la riforma. Definendo come «oscena» l'evocazione di Falcone e dello stesso Paolo, ha attaccato particolarmente il capo di gabinetto del ministro della Giustizia per aver paragonato gli oppositori della riforma a un plotone di esecuzione. «Sono stati i magistrati stessi a cadere sotto i colpi della mafia», ha evidenziato, sottolineando che indebolire la magistratura sarebbe un tradimento della loro eredità.

Ulteriore motivo di preoccupazione, nella valutazione di Borsellino, è il progressivo svuotamento delle prerogative parlamentari. Il fratello del giudice ha lamentato come il Parlamento italiano sia stato gradualmente privato delle sue funzioni storiche, ridotto a cassa di risonanza di decreti legge e voti di fiducia imposti dall'esecutivo. In questa prospettiva, la riforma referendaria rappresenterebbe non un semplice aggiornamento ordinamentale, bensì un colpo contro i principi costituzionali fondativi della Repubblica. «È un golpe», la sua aperta condanna, «e per questo mi batto convintamente per il No».