Il Ministero dell'Economia ha annunciato ufficialmente il rinvio della tanto attesa tassa sugli acquisti online dall'estero. La riscossione della maggiorazione da 2 euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi al di fuori dell'Unione Europea slitterà dal primo aprile al 30 giugno prossimo. L'esecutivo motiva la decisione con la necessità di adeguare i sistemi informatici dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per implementare correttamente il meccanismo. Parallelamente, il governo ha comunicato l'intenzione di estendere il beneficio dell'iper-ammortamento anche agli investimenti in macchinari provenienti da Paesi non europei.
Ma è proprio su questo punto che emergono le prime criticità. L'Unione Europea introdurrà dal primo luglio una propria tassa da 3 euro sugli stessi pacchi, e il governo italiano non ha ancora chiarito se le due imposizioni si sommeranno o se verranno unificate. Il Codacons, l'associazione che rappresenta i consumatori, sottolinea l'ambiguità della situazione e denuncia il precedente fallimento della tassa nazionale. Secondo l'organizzazione, la maggiorazione italiana si è rivelata praticamente inefficace: gli operatori del settore avevano semplicemente deviato gli spedizioni attraverso altri Paesi europei dove non vigevano tassazioni simili, per poi farle entrare in Italia via terra.
I numeri raccontano una storia di delusione per le casse pubbliche. Il governo aveva stimato incassi per 122 milioni di euro nel 2026 grazie a questa misura, ma quei proventi non si sono materializzati. Se le due tasse si sommeranno, come temono i consumatori, il costo finale per chi acquista online dall'Asia o da altre zone extra-europee potrebbe lievitare fino a 5 euro per spedizione, creando una nuova stangata sugli acquisti dei cittadini.
Il Codacons ha lanciato un appello diretto al governo: serve un'immediata presa di posizione ufficiale sulla questione. L'associazione chiede con urgenza di sapere se la tassa italiana da 2 euro confluirà in quella europea da 3 euro oppure se le due rimarranno separate. In quest'ultimo caso, il rischio di penalizzare ulteriormente i consumatori italiani diventa concreto e preoccupante. La confusione normativa e l'assenza di una comunicazione trasparente generano incertezza nel mercato dell'e-commerce, già sottoposto a pressioni significative dalla crescente competizione internazionale e dalla diffidenza verso le piattaforme straniere.