La battaglia referendaria sulla riforma della magistratura nasconde un aspetto cruciale che era rimasto finora in ombra: il meccanismo del sorteggio, previsto dalla cosiddetta "controriforma", rappresenta un ostacolo concreto alla parità di genere nei vertici del sistema giudiziario italiano. A portare alla luce questa criticità è stata una giornata di dibattito promossa dalla Cgil Gallura e dallo Spi Cgil, incentrata sul rapporto tra diritti costituzionali delle donne e funzionamento della giustizia, che ha riunito magistrate, avvocate e rappresentanti sindacali attorno al tema "Donne e Costituzione".

Secondo quanto emerso dall'incontro, la scelta affidata al caso – tramite un'estrazione simile a quella di un'urna – compromette seriamente le possibilità concrete per le donne magistrato di accedere ai massimi livelli professionali. Le professioniste della magistratura, rappresentate da figure come Giuseppina Sanna, Elena Meloni e Monia Adami, insieme alle avvocate Valeria Virdis e Marina Tamponi, hanno sottolineato come un sorteggio ciechi rispetto al merito riprodurrebbe un danno già noto: l'esclusione delle donne da posizioni di responsabilità decisionale, rendendo vane le politiche di parità fino a oggi faticosamente conquistate.

Il paradosso è evidente: mentre le professioniste donne hanno dovuto combattere per conquistarsi legittimità attraverso il merito e la competenza, un meccanismo che affida alla casualità la selezione dei vertici istituzionali annullerebbe questi progressi. Le quote rosa, strumento imperfetto ma utile per contrastare discriminazioni strutturali, verrebbero di fatto svuotate di significato. Nessuno dei principali programmi televisivi che trattano il referendum aveva sollevato questa obiezione di fondo, lasciando in ombra un elemento determinante per milioni di donne che operano nella magistratura e nelle professioni legali.

La riflessione emersa da questo convegno evidenzia come il dibattito pubblico sulla riforma sia stato incompleto: accanto alle tradizionali questioni di autonomia e indipendenza della magistratura, occorre considerare l'impatto che il sorteggio avrà sulla capacità delle istituzioni di garantire effettiva parità di genere. Una lacuna che ha spinto gli organizzatori dell'evento a mettere nuovamente in evidenza il legame indissolubile tra qualità della giustizia e inclusione delle donne nei luoghi dove le decisioni vengono realmente assunte.