La sindaca di Genova Silvia Salis interviene sulla vicenda che coinvolge il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il quotidiano locale Secolo XIX, sollevando questioni di metodo e di corretta gestione della cosa pubblica. «Quali ragioni spingono un governatore a inviare documenti specifici all'editore di una testata? Con quale fondamento ritiene di poter condizionare l'orientamento editoriale di un giornale, soprattutto durante una competizione elettorale?» chiede Salis, esprimendo esplicitamente la sua solidarietà alla redazione del Secolo XIX.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, lo staff della Regione avrebbe preparato per mesi fascicoli dettagliati su alcuni redattori del quotidiano ligure e sul suo direttore Michele Brambilla, accusandoli da parte di Bucci di favorire le posizioni del centrosinistra. La questione assume una dimensione ancora più rilevante considerando che il Secolo XIX appartiene all'armatore italo-svizzero Gianluigi Aponte, la cui società MSC rappresenta uno dei principali operatori del porto genovese. Dalle conversazioni pubblicate recentemente, emergrebbe un rapporto privilegiato tra il presidente regionale e la proprietà della testata, che contrasserebbe con una presunta posizione critica della redazione verso gli interessi del grande gruppo portuale.
Salis, pur riconoscendo che pressioni da parte di soggetti economici influenti sono una realtà ordinaria della politica locale, distingue nettamente tra il riceverle e il subirle passivamente. «Chiunque abbia responsabilità pubbliche è esposto a pressioni, che in sé sono lecite», spiega la sindaca. «Ma esiste una differenza cruciale tra accettare queste istanze e trasformarle in azioni di governo». La stessa amministrazione genovese ha già sperimentato critiche da parte dei terminalisti, particolarmente riguardo alla tassa sui crocieristi, una misura che ha generato ampie polemiche sui media locali controllati da soggetti portuali.
La sindaca sottolinea come un amministratore abbia il dovere di proteggere l'interesse collettivo al di sopra di ogni altra considerazione. «Io non mi permetterei mai di contattare il principale operatore portuale per chiedergli di influire sulla mia campagna elettorale», afferma con tono deciso. «Non solo sarebbe moralmente inaccettabile, ma rappresenterebbe una violazione grave dei principi istituzionali». La vicenda riaccende i riflettori sulla permeabilità tra grandi poteri economici e decisioni politiche a Genova, un tema che aveva caratterizzato anche lo scandalo Toti che aveva scosso la città nei mesi precedenti.