Il Parlamento europeo ha dato il via libera al Rapporto della Commissione House con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni. Il documento contiene una serie di raccomandazioni indirizzate sia alla Commissione europea che agli Stati membri, con l'obiettivo di affrontare l'impennata dei costi immobiliari e la grave scarsità di abitazioni a prezzi sostenibili. Dietro i numeri della votazione si nasconde però una crescente frustrazione tra i sostenitori del diritto alla casa, che vedono il piano come insufficiente rispetto all'ampiezza della crisi.
I dati europei sulla situazione abitativa sono allarmanti. Negli ultimi anni i canoni di affitto hanno registrato aumenti superiori al 30%, assorbendo il 40% dei redditi familiari in media. Contemporaneamente, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica continua a contrarsi in quasi tutti gli Stati membri. Le conseguenze ricadono soprattutto su giovani coppie, nuclei familiari in difficoltà e persone vulnerabili, alimentando una povertà strutturale che persiste anche tra i lavoratori. A livello continentale, 1,2 milioni di persone vivono in condizioni di grave indigenza abitativa, inclusi 400.000 bambini, mentre ulteriori 20 milioni si trovano in situazioni abitative inadeguate e precarie.
Secondo Massimo Pasquini, attivista impegnato nella difesa del diritto alla casa, il rapporto appena approvato rappresenta una delusione significativa. Pur riconoscendo i problemi enunciati nelle premesse, il documento propone soluzioni che rimangono ancorate a una visione mercantilista dell'abitare. Il testo si concentra prevalentemente su incentivi agli investimenti immobiliari, snellimento delle procedure amministrative e garanzie per i proprietari, senza affrontare adeguatamente le necessità di coloro che il mercato ha completamente escluso.
A questo proposito, vale ricordare gli obiettivi ambiziosi stabiliti dal Parlamento europeo soltanto cinque anni fa, nella Risoluzione sulla casa approvata il 21 gennaio 2021. Tra questi figuravano l'eliminazione totale della condizione di senza tetto e l'impegno di garantire che le spese abitative non superassero il 30% del reddito disponibile entro il 2030. Il nuovo rapporto non prevede misure concrete né strumenti vincolanti per il raggiungimento di questi target, sollevando interrogativi sulla reale determinazione dell'Unione a invertire la rotta.
La critica principale riguarda l'assenza di investimenti significativi in edilizia pubblica e housing sociale, due settori fondamentali per garantire alloggi dignitosi a canone calmierato. Sebbene il rapporto menzioni formalmente la necessità di abitazioni sostenibili e accessibili per tutti i cittadini, il framework proposto sceglie di delegare al settore privato la soluzione di un problema strutturale che per definizione il mercato non riesce a risolvere. La scommessa di permettere ai detentori di capitale immobiliare di generare profitti attraverso il diritto primario alla casa continua dunque a prevalere sulle istanze di giustizia sociale sollevate dai movimenti organizzati e dalle forze politiche progressiste europee.