Il decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi finisce nel mirino dei Giuristi Democratici, che lo accusano di costituire un passo ulteriore verso la trasformazione dello Stato di diritto in uno Stato di polizia. L'organizzazione ha presentato oggi in Senato un dossier articolato in tredici pagine, che sarà distribuito anche alla stampa e agli organi di informazione, nel quale vengono elencate una serie di criticità ritenute molto gravi.
Secondo il documento, firmato da Antonello Ciervo e altri esperti, il provvedimento rappresenterebbe un tassello coerente di una strategia complessiva volta a ridurre progressivamente le garanzie costituzionali e a comprimere l'esercizio dei diritti civili. I giuristi contestano innanzitutto la legittimità dello strumento stesso: un decreto legge, secondo loro, richiederebbe presupposti di straordinaria necessità e urgenza che nella Gazzetta Ufficiale non risulterebbero adeguatamente motivati. Il testo che ha dato vita al provvedimento non conterrebbe le necessarie premesse di legge che giustificherebbero il ricorso a uno strumento così invasivo.
Le critiche più incisive riguardano le disposizioni che impattano direttamente sul diritto di manifestazione e di protesta. Il dossier evidenzia un inasprimento significativo delle sanzioni rivolte agli organizzatori di cortei e iniziative pubbliche. Risulterebbe particolarmente critico l'introduzione di ammende amministrative molto salate, che possono raggiungere i diecimila euro per singolo episodio: una soglia che gli esperti legali ritengono eserciti un effetto scoraggiante sull'organizzazione di attività di dissenso. Ancora più preoccupante, secondo il dossier, è l'estensione della responsabilità dei promotori anche per comportamenti tenuti dai partecipanti, che potrebbe comportare ulteriori sanzioni.
I senatori dell'Alleanza Verdi Sinistra Peppe De Cristofaro e Ilaria Cucchi non hanno usato giri di parole nel commentare il dossier. Entrambi hanno dichiarato la disponibilità a presentare una pregiudiziale di costituzionalità e a valutare il ricorso alla Corte Costituzionale, principale organo di controllo della compatibilità delle leggi con il dettato costituzionale. Gli attivisti citati nel dossier parlano apertamente di un'accelerazione del corso autoritario, avanzando preoccupazioni ancora più marcate per il futuro quando entreranno in gioco ulteriori dinamiche politiche legate alla figura di Vannacci.
Il decreto è entrato in vigore circa un mese fa e ha già generato un acceso dibattito nel panorama politico e accademico italiano. Per i Giuristi Democratici si tratta di un autentico assalto al testo costituzionale, un attacco frontale alla libertà di riunione e all'esercizio del diritto di manifestare il pensiero attraverso strumenti formalmente amministrativi ma dalla portata pesantemente repressiva. La questione è destinata a proseguire anche nelle sedi istituzionali competenti.