Quando le sirene di allarme suonano in Medio Oriente, istintivamente milioni di italiani guardano alle loro bollette e temono il peggio. Lo shock energetico del 2022, innescato dall'invasione russa dell'Ucraina, ha lasciato cicatrici profonde nelle tasche dei consumatori. All'epoca il barile di petrolio aveva sfondato quota 120 dollari, mentre il gas naturale aveva toccato i 300 euro al megawattora in agosto, mettendo in ginocchio il sistema energetico europeo intero. Oggi, con il nuovo conflitto che infiamma la regione del Golfo Persico, quei ricordi tornano a fare capolino nella mente di molti.
Ma la realtà, almeno fino a questo momento, racconta una storia diversa e più tranquillizzante. I mercati dell'energia hanno reagito con una certa turbolenza alle notizie dei combattimenti, come era prevedibile dato che il Golfo Persico rimane una delle zone cruciali per la produzione globale di petrolio e gas. Tuttavia, le quotazioni si sono mantenute su livelli tutt'altro che allarmanti: il greggio viaggia intorno ai 90 dollari al barile, mentre il gas europeo non ha superato i 60 euro per megawattora. Una stabilità che gli analisti attribuiscono anche alle rassicurazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha lasciato intendere che una soluzione del conflitto potrebbe arrivare relativamente in fretta.
Per contrastare il rincaro dei prezzi, il governo italiano ha già mosso i primi passi: pochi giorni prima dello scoppio della crisi, ha varato il decreto Bollette, che oltre a proporre modifiche al sistema europeo dello scambio di quote di emissione (Ets), introduce un aggravio fiscale del 2% sull'Irap per le società del settore energetico. L'obiettivo è trasferire questi oneri ulteriori in benefici sulle bollette per cittadini e imprese.
Se l'energia elettrica per ora regge senza scossoni significativi, il vero banco di prova rimane il carburante. Secondo le analisi di Facile.it, confrontando i dati rispetto al 23 febbraio (prima dell'esplosione della crisi), la benzina al self service ha registrato un aumento dell'1% nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, per poi salire fino al +4% il 4 marzo. Un movimento contenuto, se paragonato ai rimbalzi selvaggi del 2022, ma pur sempre una spia dell'instabilità dei mercati. Rimane da vedere se questa situazione riuscirà a mantenersi stabile oppure se nuovi sviluppi geopolitici potranno far scattare ulteriori rincari nelle settimane a venire.