La violenza che devasta il Medio Oriente ha raggiunto anche i luoghi più sacri. Frammenti di un missile hanno colpito la Scuola elementare della Custodia di Terra Santa, situata presso la porta di Jaffa nella Città Vecchia di Gerusalemme. La struttura risultava fortunatamente disabitata: le lezioni erano sospese dal 28 febbraio, il che ha evitato una possibile tragedia con vittime tra i bambini e il personale educativo. A comunicarlo è stato padre Ibrahim Faltas, direttore delle Scuole di Terra Santa, che ha sottolineato come il colpo avrebbe potuto provocare una strage.

Altri siti di importanza religiosa non hanno avuto lo stesso «aiuto». Un detrito di razzo è caduto nelle vicinanze della Cappella Palestinese presso il Campo dei Pastori a Beit Sahour, uno dei santuari più frequentati dalla comunità internazionale dei pellegrini. Sebbene non abbia causato feriti o danni strutturali significativi, le dimensioni del rottame hanno fatto comprendere ai presenti quali sarebbero state le conseguenze in caso di impatto diretto. La notte in questione, circa 200 missili provenienti dal Libano si sono abbattuti sulla zona settentrionale di Israele, intensificando un'escalation senza precedenti lungo i confini regionali.

Faltas ha denunciato le condizioni disumane dei civili rimasti intrappolati nella Città Vecchia. «Non esistono rifugi antiaerei e non è neppure possibile costruirne», ha spiegato il religioso francescano. Chi vive in questa zona rimane completamente esposto alle conseguenze degli attacchi aerei, senza alcuna possibilità di protezione strutturale. Il direttore ha poi criticato duramente la guerra come strumento che allontana gli esecutori dalle realtà umane: «I missili e i droni sono le mani di chi non vuole vedere la disperazione negli occhi dell'umanità distrutta, di chi non tocca i corpi innocenti senza vita e senza colpa, di chi ignora il grido silenzioso dei bambini».

La situazione è aggravata dall'isolamento forzato di Gerusalemme, città simbolo di convivenza tra le tre religioni monoteiste. Da due settimane, i valichi che permettono l'accesso alla Città Vecchia rimangono sigillati. Chi non risiede all'interno non può entrare, trasformando la zona in una bolla tagliata fuori dal resto del mondo. I principali luoghi di culto sono chiusi: il Santo Sepolcro e il Cenacolo rimangono inaccessibili; la Spianata delle Moschee non accoglierà i fedeli musulmani venerdì durante l'ultimo giorno di Ramadan; il Muro del Pianto rimarrà chiuso alla vigilia dello Shabbat.

Il blocco ha impedito anche le cerimonie tradizionali francescane: la Via Crucis sulla Via Dolorosa non si terrà domani, come avviene normalmente durante il periodo quaresimale. Nel frattempo, sul confine libanese la situazione umanitaria continua a deteriorarsi. Migliaia di civili libanesi sono in fuga dalle città distrutte, vivendo all'aperto senza accesso a riparo dal freddo, cibo o assistenza medica. Secondo Faltas, la guerra continua a diffondere morte e sofferenza a una popolazione già provata da anni di crisi economica e politica.