A una settimana dall'operazione che ha portato all'eliminazione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, Teheran ha individuato il suo erede. L'identità ufficiale del nuovo leader supremo dell'Iran dovrebbe essere resa pubblica nelle prossime ore, anche se fonti vicine al regime hanno già dichiarato che il nome di Khamenei continuerà a rimanere simbolicamente legato alla leadership della nazione. Una mossa che sottolinea come la transizione di potere sia principalmente una questione di continuità istituzionale piuttosto che una rottura radicale con il passato.

Il conflitto mediorientale entra nel suo nono giorno di escalation. Dopo l'attacco coordinato tra Stati Uniti e Israele che ha decimato la classe dirigente iraniana, Teheran ha reagito colpendo basi americane dislocate nel Golfo Persico. Il nuovo governo iraniano ha respinto categoricamente l'ultimatum di Donald Trump che chiedeva una capitolazione incondizionata. La risposta di Teheran è stata netta: «Non cederemo mai». Parallelamente, il regime ha minacciato di prolungare il conflitto per almeno sei mesi e ha già implementato misure di ritorsione economica, chiudendo lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale americano e israeliano. Nella notte sono stati registrati nuovi bombardamenti contro il Kuwait e l'Arabia Saudita, mentre il Libano continua a essere teatro di violenti scontri.

Le operazioni aeree israeliane hanno però creato la prima frattura significativa tra Washington e Tel Aviv dall'inizio delle ostilità. Secondo quanto riportato da fonti statunitensi e israeliane, i raid contro trenta depositi di carburante iraniani hanno oltrepassato i confini di ciò che gli Stati Uniti ritenevano accettabile, nonostante fossero stati preavvertiti dell'operazione. Questa divergenza tattica rivela come i due alleati abbiano visioni diverse sulla gestione dell'escalation bellica.

Sul fronte politico interno italiano, la premier Giorgia Meloni ha commentato l'accaduto affermando di condividere le preoccupazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto riguardo al collasso delle norme internazionali. Durante un intervento televisivo su Rete 4, la presidente del Consiglio ha sottolineato come le regole del diritto internazionale si trovino in uno stato di caos strutturale, non solo a causa di questa crisi ma di una serie di precedenti che vanno ben oltre i recenti eventi in Medio Oriente. Meloni ha individuato nel conflitto ucraino il punto di rottura principale, sollevando interrogativi su chi debba garantire il rispetto della legalità internazionale in un contesto geopolitico sempre più frammentato.

L'amministrazione Trump, dal canto suo, ha mantenuto una postura aggressiva nei confronti di Teheran, sostenendo che il nuovo governo iraniano non potrà sopravvivere a lungo senza l'approvazione americana. Intanto, i media riportano accuse secondo cui gli Emirati Arabi Uniti sarebbero coinvolti negli attacchi all'Iran, accuse che Abu Dhabi ha formalmente smentito. La situazione rimane altamente instabile, con il rischio che ulteriori escalation possano trascinare altri attori regionali nel conflitto.