Una tragedia che pone l'accento sui protocolli diagnostici negli ospedali piemontesi. Venus Vanadero Serrano, 43 anni, originaria delle Filippine ma da lungo tempo stanziata nel biellese, è morta per complicanze legate a un intervento d'urgenza in neurochirurgia. La donna aveva cercato aiuto medico in due occasioni prima del ricovero definitivo che l'ha portata alla morte, ma in entrambi i casi era stata dimessa con indicazioni di assumere semplici analgesici.

Tutto ha inizio con un primo accesso al pronto soccorso di Biella, dove Serrano si presenta lamentando forti dolori al collo e alle tempie, accompagnati da vertigini e difficoltà di equilibrio. La radiografia eseguita non rileva anomalie, e la paziente riceve diagnosi di cervicalgia – una condizione comunemente attribuita a tensioni muscolari o errate posture – per poi tornare al proprio domicilio. Due giorni dopo, il figlio della donna la scopre svenuta nella doccia e allerta immediatamente il 118. Al secondo passaggio in pronto soccorso, nonostante Serrano manifesti ormai disturbi del linguaggio e deficit motori evidenti, le viene nuovamente consigliato di ricorrere a farmaci antidolorifici.

Secondo quanto comunicato dalla famiglia ai magistrati competenti, durante questi due accessi non sarebbero stati prescritti esami di approfondimento neurologico o neuroradiologico. Una tomografia computerizzata eseguita tempestivamente, sostengono i consulenti della famiglia, avrebbe rivelato già il 20 settembre la presenza di una patologia aneurismatica cerebrale – quella che i medici individueranno soltanto tre giorni dopo, durante il terzo ricovero. Il quadro clinico era inequivocabile: dolori cervicali e instabilità motoria rappresentavano segnali chiari di una grave condizione vascolare cerebrale.

Soltanto al terzo accesso, il 22 settembre, Serrano viene sottoposta a indagini diagnostiche adeguate che confermano l'aneurisma. Viene immediatamente trasferita presso l'ospedale di Novara, dove gli specialisti di neurochirurgia procedono con un intervento d'emergenza. Purtroppo, una settimana dopo l'operazione, la donna muore a causa di un'ischemia cerebrale provocata da vasospasmo – una complicanza nota e grave dei trattamenti aneurismatici.

La morte di Serrano lascia senza figure di riferimento quattro figli di età compresa tra i 12 e i 22 anni, oltre al marito. La famiglia ha depositato querela e inoltrato richiesta di risarcimento danni all'Asl biellese, contestando al personale medico responsabilità per imperizia, negligenza, imprudenza e omessa diagnosi. La cartella clinica della paziente è ora sottoposta a scrutinio della procura, che dovrà valutare se la gestione sanitaria abbia contribuito al decesso e se fossero stati possibili esiti diversi con una diagnosi tempestiva.