Intervistata al Tg3 in occasione della Giornata internazionale della donna, Laura Mattarella ha affrontato il tema della discriminazione lavorativa legata alla maternità in Italia, descrivendo un quadro ancora profondamente problematico malgrado i progressi normativi degli ultimi decenni. La figlia del capo dello Stato ha dichiarato senza mezzi termini: «Non conosco praticamente nessuna amica che non mi abbia confessato di aver subito conseguenze sulla propria carriera a causa della maternità».

Mattarella ha raccontato la sua esperienza personale: più di dieci anni fa ha scelto di interrompere l'attività professionale per seguire suo padre quando è stato eletto presidente. Tuttavia, la sua lunga esperienza lavorativa precedente le ha permesso di osservare direttamente le difficoltà quotidiane affrontate dalle donne con figli piccoli che cercano di conciliare famiglia e carriera. Secondo Mattarella, non esiste una soluzione univoca: ogni donna deve trovare da sola il proprio equilibrio, con risultati che dipendono largamente dall'ambiente professionale e familiare circostante.

La figura legata al Quirinale ha criticato il divario tra diritti formali e realtà concreta. «Sulla carta siamo arrivati a una parità completa», ha osservato, «ma nei fatti il cammino è ancora lunghissimo». Ha citato come esempio eloquente le differenze salariali tra uomini e donne, sottolineando come le donne ai vertici istituzionali rimangono ancora fenomeni eccezionali piuttosto che normalità.

Mattarella ha evidenziato come ogni volta che una donna raggiunge posizioni di rilievo – dalla presidenza della Corte Costituzionale a quella di Cassazione – la notizia viene celebrata come un traguardo straordinario. Sebbene riconosca che queste celebrazioni siano giustificate dal risultato raggiunto, ha sottolineato che questa narrazione perpetua l'idea delle donne ai vertici come anomalie piuttosto che come professioniste valutate per le loro competenze. «La vera parità», ha concluso, «arriverà soltanto quando parleremo delle donne in posizioni apicali per le loro qualifiche professionali, non per il fatto che sono donne».

L'intervista arriva in un momento in cui il dibattito sulla parità di genere nel mondo del lavoro continua ad agitare l'Italia, paese che rimane indietro rispetto ai principali competitor europei negli indici di occupazione femminile e retribuzione equa. Le affermazioni di Mattarella riflettono una consapevolezza crescente della necessità di passare dai diritti scritti a una trasformazione culturale profonda del mercato del lavoro nazionale.