Il New York Times ha scoperto che l'amministrazione americana ha deciso di consegnare un carico di munizioni a Israele senza sottoporre la pratica al vaglio del Congresso. Si tratta di ventimila ordigni per un controvalore complessivo di 660 milioni di dollari, autorizzati dal segretario di Stato Marco Rubio sulla base di una dichiarazione di emergenza legata al conflitto con l'Iran. La mossa rappresenta un'applicazione controversa dell'Arm Export Control Act, la normativa federale del 1976 che disciplina il commercio internazionale di armi americane, conferendo al presidente ampi poteri nel settore.
Secondo la legge, il capo dell'esecutivo può designare quali materiali rientrano nella categoria di armamenti sensibili e autorizzarne l'esportazione. Tuttavia, per transazioni di rilevanza significativa destinate a governi esteri, il Congresso deve essere prontamente informato e ha il diritto di esaminare la decisione. La norma prevede però un'eccezione: il presidente può dichiarare uno stato di emergenza nazionale per accelerare i trasferimenti di armi, saltando così la revisione ordinaria. È proprio questo meccanismo che l'amministrazione Trump ha impiegato per questa fornitura a Tel Aviv, giustificandola con la tensione crescente in Medio Oriente.
Questo non rappresenta un caso isolato negli ultimi anni. A gennaio scorso, il Dipartimento di Stato aveva già comunicato il trasferimento di quattro sistemi d'arma a Israele dal valore di 6,5 miliardi di dollari, compresi elicotteri Apache e veicoli blindati, dopo che il procedimento di revisione informale presso le commissioni parlamentari competenti era rimasto sospeso per mesi. La gestione Biden aveva fatto ricorso a una strategia simile nel 2023, dichiarando due volte lo stato di emergenza per inviare munizioni per carri armati e artiglieria all'alleato mediorientale.
Gli Stati Uniti forniscono a Israele un sostegno militare annuale di circa 3,8 miliardi di dollari, finanziamento che viene sistematicamente utilizzato dall'alleato per l'acquisto di sistemi d'arma di provenienza americana. La pratica di invocare poteri emergenziali per aggirare il controllo parlamentare ha acceso il dibattito sulla trasparenza delle decisioni di politica estera e sulla sottrazione della sovranità legislativa nel settore degli armamenti. L'Arms Export Control Act nasce dalla consapevolezza che il commercio bellico internazionale rappresenta una materia sensibile, con implicazioni potenziali sulla proliferazione di armi, sul supporto a regimi problematici e sull'escalation di conflitti globali.