Una vittoria diplomatica che arriva dopo mesi di trattative serrate. Il Dipartimento del Commercio americano ha ufficializzato la riduzione dei dazi sulla pasta italiana, abbandonando i controversi tassi del 97% imposti in precedenza a danno dei produttori europei. La decisione, resa nota venerdì 13 marzo, riporta le tariffe al 5%, una percentuale considerata fisiologica nei rapporti commerciali internazionali e che consente al settore di respirare dopo il periodo di massima tensione.

La notizia rappresenta un respiro profondo per l'industria italiana della pasta, che nel mercato statunitense trova uno dei suoi sbocchi commerciali più importanti al di fuori dell'Unione Europea. Con questa inversione di rotta, vengono salvaguardati circa 500 milioni di euro in esportazioni, garantendo alle aziende del settore la possibilità di continuare le loro operazioni commerciali senza i vincoli tariffari penalizzanti che avevano caratterizzato i mesi precedenti.

Cosimo Rummo, personalità di spicco dell'industria alimentare italiana insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro, ha commentato l'esito positivo con una certa soddisfazione, pur senza sorpresa. Secondo quanto riferito, Rummo riteneva che prima o poi Washington avrebbe riconsiderato una decisione ritenuta inopportuna, grazie anche alla consapevolezza che la misura non godeva di consenso unanime nemmeno all'interno degli ambienti americani più influenti.

Fondamentale nella riuscita della trattativa è stata la strategia diplomatica portata avanti dalla Farnesina, il ministero degli Affari Esteri italiano, che sin dall'inizio si è posizionato come punto di riferimento concreto per le imprese colpite dai dazi. La coerenza e la pazienza mostrate durante i negoziati hanno alla fine prodotto un risultato che consente al comparto di proseguire con più serenità le sue attività commerciali, anche se il ritorno al 5% rappresenta comunque una tariffazione che comporta costi per le aziende esportatrici.