Il dipartimento di Stato americano ha annunciato una nuova operazione nel suo programma storico di taglie per ricercati: stavolta nel mirino ci sono dieci esponenti di primo piano della leadership iraniana. L'iniziativa, diffusa attraverso la piattaforma dedicata al Reward for Justice, offre compensi fino a dieci milioni di dollari a chiunque fornisca informazioni utili su questi funzionari. Sei dei ricercati sono identificati pubblicamente con nome e fotografia, mentre gli altri quattro vengono descritti solamente per la loro posizione istituzionale.

Tra i nomi resi pubblici figurano il nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei, già al centro di speculazioni internazionali per la sua assenza dalle scene pubbliche negli ultimi mesi, Ali Larijani presidente del consiglio per la Sicurezza nazionale, Yahya Rahim Safavi consigliere militare supremo, Ali Asghar Hejazi responsabile della sicurezza presso la Guida, oltre ai ministri Eskander Momeni agli Interni ed Esmail Khatib all'Intelligence. Washington non specifica il tipo di informazioni richieste né se esse debbano condurre alla cattura o all'eliminazione dei ricercati. Le segnalazioni possono essere inviate tramite i canali crittografati Signal, Telegram, Whatsapp e Tor Browser, con la possibilità di fornire documentazione come fotografie, video e file a supporto.

Il Reward for Justice rappresenta uno strumento consolidato nella strategia di sicurezza nazionale americana, operativo dal 1984 sotto il controllo dello Stato Department. Storicamente il programma ha catalizzato la ricerca dei maggiori terroristi mondiali, dai vertici di Al Qaeda ai leader dello Stato Islamico. L'obiettivo dichiarato è doppio: proteggere vite americane e promuovere gli interessi geopolitici di Washington attraverso la lotta al terrorismo, all'interferenza elettorale, agli attacchi informatici e alle minacce dalla Corea del Nord.

Questa mossa rappresenta un'escalation nei rapporti già tesi tra Washington e Teheran, segnalando come l'amministrazione americana consideri la leadership iraniana non soltanto come avversaria geopolitica ma come bersaglio equiparabile ai network terroristici internazionali. L'azione si inserisce in una più ampia strategia di pressione su Teheran e segna il ritorno a una politica aggressiva di «caccia ai nemici» che ha caratterizzato periodi precedenti della politica estera statunitense.