I dati forniti dal Ministero dell'Università e della Ricerca dipingono uno scenario preoccupante per il sistema accademico italiano. Secondo l'ultima rilevazione, il numero di giovani che decidono di proseguire gli studi universitari dopo il diploma continua a diminuire, con una flessione del 3,3% nell'ultimo anno accademico. Una tendenza negativa che, se dovesse confermarsi nei prossimi anni, metterebbe ulteriormente in difficoltà un'università già provata da anni di tagli e risorse insufficienti.
I numeri sono eloquenti: le immatricolazioni sono passate da 338.893 nell'anno accademico 2024-2025 alle attuali 327.468 unità. A preoccupare ancora di più è il calo registrato tra le studentesse donne, scese da 189.706 a 181.752 iscritte. Questo dato suggerisce che il disinteresse verso l'università non è uniform distribuito, ma tocca in modo particolare il genere femminile. Se le proiezioni dovessero risultare corrette, entro il 2040 il sistema universitario italiano potrebbe perdere fino a 100mila studenti, con conseguenze difficili da quantificare sulla formazione delle nuove generazioni.
Particolarmente critica è la situazione dei corsi di laurea in ambito scientifico e tecnologico. Le immatricolazioni in discipline Stem – sigla che raggruppa Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica – sono diminuite da 97.059 a 93.478, rappresentando ora il 28,5% del totale degli iscritti. A fare da contraltare è l'ambito economico-giuridico-sociale, che registra una crescita e attrae oggi il 37% delle matricole con 121.171 studenti. Questa inversione di tendenza è particolarmente grave considerando che proprio le competenze scientifiche e tecnologiche rappresentano il principale motore di sviluppo e competitività nei mercati globali.
Il contesto generale non aiuta. L'Italia occupa già il penultimo posto in Europa per numero di laureati, preceduta solo dalla Romania, mentre la disoccupazione giovanile rimane tra le più elevate del continente. Paradossalmente, persino l'apertura del primo semestre in Medicina – misura introdotta proprio per incentivare le iscrizioni – non ha sortito gli effetti sperati. L'analisi comparativa tra febbraio 2026 e febbraio 2025 conferma il trend negativo, anche se gli esperti sottolineano che si tratta ancora di dati provvisori suscettibili di variazioni.
Gli analisti descrivono questa situazione come una vera e propria doccia fredda per le politiche educative nazionali. Se la tendenza non si invertirà rapidamente, l'Italia rischia di entrare in un circolo vizioso dove meno giovani si laureano, meno competenze specializzate si formano nel paese, e di conseguenza meno opportunità occupazionali si creano. Gli esperti chiedono una riflessione urgente sulle cause di questo disinteresse e su possibili interventi correttivi per rivitalizzare l'attrattività del sistema universitario italiano, soprattutto nei settori tecnico-scientifici dove la domanda di professionisti rimane alta.