Chi sta pensando di accendere un mutuo dovrebbe attendere tempi migliori. La situazione economica globale, alimentata dalle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico, sta rendendo l'accesso al credito sempre più costoso, soprattutto nel nostro Paese. Secondo quanto certificato dalla Banca d'Italia, il tasso medio applicato sulle nuove concessioni di prestiti ha raggiunto a gennaio il 3,87%, un livello non toccato dai mesi estivi del 2024. Nel contesto di crescente incertezza internazionale, gli operatori di settore stanno già guardando con apprensione alla prossima riunione della Banca Centrale Europea, in programma per giovedì, per capire se emergeranno ulteriori pressioni sui costi del denaro.

Ma la vera cattiva notizia riguarda i mutuatari italiani, che risultano tra i più penalizzati all'interno dell'Unione europea. Lo rivela uno studio del sindacato autonomo Fabi, che ha analizzato il differenziale nei tassi praticati dai vari sistemi bancari europei. In Italia i mutui vengono concessi mediamente al 3,55% (una cifra leggermente più bassa di quella di Bankitalia), mentre in Francia ci si ferma al 3,06%, in Spagna al 2,49%, e la media continentale si assesta al 3,23%. Lo svantaggio diventa drammatico considerando le rate aggiuntive che gli italiani devono sostenere: il differenziale sale fino a 106 punti base rispetto alla Spagna, 49 punti rispetto alla Francia, e 21 punti rispetto al Portogallo. Situazione analoga anche per i prestiti personali: in Italia viaggiano all'8,11% contro una media europea del 7,51%.

Secondo l'analisi della Fabi, le banche italiane preferiscono offrire finanziamenti a tasso fisso, una strategia che consente loro di assorbire i rialzi dei tassi di riferimento fissati dalla Bce senza trasferirli integralmente ai clienti, almeno nel breve termine. Tuttavia, questo meccanismo non sta funzionando come dovrebbe. Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, ha denunciato come «la trasmissione della politica monetaria rimane incompleta e i benefici per le famiglie e le imprese arrivano con estrema lentezza e in modo diseguale». Nonostante la Banca Centrale Europea abbia avviato dal 2024 una riduzione ordinata del costo del denaro, questi vantaggi non si stanno riflettendo adeguatamente sul mercato creditizio italiano.

Il quadro si complica considerando il ricorso sempre crescente ai prestiti personali da parte delle famiglie italiane. «I prestiti personali sono diventati ormai una voce ordinaria nel bilancio di molte famiglie», sottolinea ancora Sileoni in un'intervista a Repubblica. Quando il ricorso al credito serve per ottenere liquidità, consolidare debiti pregressi o semplicemente acquistare un'auto usata, significa che il sistema sta progressivamente sostituendo il credito al reddito. Un segnale che dovrebbe preoccupare, specialmente in un contesto internazionale tornato improvvisamente instabile.