Nicola Savino continua a raccogliere consensi per il suo DopoFestival e approfitta di una conversazione con il Corriere della Sera per affrontare questioni sia lavorative che personali. Il celebre conduttore, da trent'anni una delle voci storiche di Radio Deejay, non si sottrae alle domande sulla sua collaborazione con il servizio pubblico, respingendo con una risata le voci secondo cui la sua presenza in Rai sarebbe legata a posizioni politiche di destra. "Mi fa ridere", commenta secco, sottolineando come il suo ruolo sia il frutto di passione e competenza professionale accumulata nel corso di un'intera carriera.

Savino ripercorre i momenti salienti della sua traiettoria professionale, a partire dalla storica amicizia e collaborazione con Linus, di cui sta per celebrare i trent'anni di sodalizio. Uno dei ricordi più significativi rimane l'esperienza al Festival di Sanremo 2026, descritta come "particolarmente intensa" e resa ancora più emotiva dalla consapevolezza di non poter condividere questo traguardo con i genitori, deceduti oltre dieci anni fa. Nonostante il successo sanremese, il conduttore esclude categoricamente di poter assumere un ruolo da direttore artistico, giustificandosi con la gestione dell'ansia che già oggi lo sveglia alle quattro del mattino con regolarità. Ha invece parole di stima per Stefano De Martino, riconoscendone le doti di showman dimostrate ad Affari tuoi.

Guardando al futuro, Savino ammette di non avere progetti immediati ma coltiva il desiderio di trasformare la collaborazione attuale con Rai in un impegno più stabile e duraturo. Per quanto concerne le critiche sulla sua presenza nel servizio pubblico, invoca il principio meritocratico citando il critico televisivo Aldo Grasso e ricordando che in passato nessuno si interrogava sulla storia politica di conduttori leggendari come Enzo Baudo e Corrado.

In una conversazione che tocca anche la sfera intima, Savino non nasconde le sue vulnerabilità personali. Parla apertamente della paura di cadere in depressione, consapevolezza maturata dopo aver assistito alla sofferenza del padre, ingegnere dell'Eni, colpito da questo disturbo. I genitori, deceduti a distanza di un anno nel 2013 e nel 2014, gli hanno trasmesso un'etica del lavoro rigida basata sulla dedizione e sull'ambizione. La madre, farmacista, era solita lavorare turni notturni, mentre il padre frequentemente viaggiava per motivi professionali. Durante il lutto, Savino ha trovato nella fede un supporto significativo, paragonandolo a una zattera nel naufragio del dolore. La consapevolezza di questa eredità genetica legata alla depressione lo spinge a cercare strumenti di prevenzione attraverso ipnosi, meditazione e rimedi naturali come la tisana al tiglio, confessando un approccio olistico alla salute mentale.