Annalisa Imparato è diventata in poche settimane uno dei principali volti pubblici della battaglia per il Sì al referendum sulla riforma della giustizia. La magistrata quarantunenne, sostituta procuratrice nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere, gira dai palcoscenici televisivi agli studi radiofonici per sostenere la riforma Nordio, comparendo ripetutamente nelle trasmissioni di approfondimento e finendo nell'occhio del ciclone mediatico, soprattutto nei canali editoriali vicini al centrodestra. Negli ultimi passaggi televisivi ha accusato i colleghi magistrati contrari alla riforma di agire per campanilismo corporativo, sostenendo che il sorteggio dei togati eliminerebbe proprio quel sistema di favori emerso nel caso Palamara.
Ma il profilo di Imparato come testimonial imparziale comincia a incrinarsi osservando il suo percorso professionale negli ultimi ventiquattro mesi. La magistrata ha infatti accumulato diverse consulenze pubbliche provenienti da esponenti della maggioranza di governo, con cui intrattiene relazioni consolidate, tanto da essere stata ospitata nel 2024 ad Atreju, la principale festa nazionale di Fratelli d'Italia. Secondo quanto risulta dal suo profilo LinkedIn, dal 2024 svolge il ruolo di consulente presso il ministero della Difesa come docente formatore per questioni di diritto internazionale umanitario rivolte al personale militare. Per dodici mesi, fino a settembre dello scorso anno, ha inoltre prestato consulenza alla Commissione parlamentare sulla criminalità ambientale, guidata dal deputato leghista Jacopo Morrone.
L'occasione più redditizia sarebbe dovuta giungere da una diversa direzione. Nello scorso giugno, la senatrice leghista Daisy Pirovano, appena insediatasi alla presidenza del Comitato per la legislazione del Senato, l'ha proposta per un ruolo di consulente presso l'organismo incaricato di valutare la qualità della produzione normativa parlamentare. Imparato ha presentato richiesta di autorizzazione al Csm ad agosto, ma qui emerge il nodo che attirerà l'attenzione dei consiglieri: la retribuzione fissata è risultata inusualmente elevata, pari a 2.336 euro e 55 centesimi mensili per una mole di lavoro quantificata in 160 ore annuali, corrispondenti a circa 175 euro l'ora oltre lo stipendio ordinario da magistrato.
La Prima commissione competente del Consiglio superiore della magistratura ha ritenuto questa cifra eccessiva e inadeguata rispetto ai parametri abituali, raccomandando il rigetto dell'incarico. La pratica è stata calendarizzata con urgenza il 5 novembre, poiché tre giorni successivi sarebbe automaticamente scattato il silenzio-assenso, cioè l'approvazione implicita per mancato pronunciamento nei tempi legali. La decisione definitiva del Csm, però, rimane ancora in sospeso e continua a catalizzare l'attenzione degli addetti ai lavori, rappresentando una delle rare occasioni in cui l'organismo di autogoverno della magistratura esamina i conflitti di interesse di un magistrato con alta visibilità mediatica e legami evidenti con gli ambienti della maggioranza governativa.