La tensione tra gli Stati Uniti e l'Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) raggiunge un nuovo capitolo potenzialmente esplosivo. L'organizzazione internazionale sta seriamente considerando di modificare il proprio regolamento per vietare al presidente Donald Trump e ai vertici dell'amministrazione americana di partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles nel 2028. Una decisione destinata a far discutere, che potrebbe avere effetti anche sui Mondiali di calcio previsti negli Stati Uniti questa estate. La proposta sarà sottoposta al vaglio del Comitato esecutivo della WADA nella riunione in programma per la prossima settimana.
L'origine della contesa risale a una querelle di lunga data. Washington si rifiuta ormai da anni di versare il contributo annuale alla WADA, una scelta presa come atto di protesta bipartisan verso la gestione dell'ente di un episodio che ha alimentato dubbi di trasparenza. Nel 2021, ventitré atleti nuotatori cinesi erano risultati positivi a una sostanza dopante, ma l'agenzia decise di non sanzionarli accogliendo la versione fornita dalle autorità di Pechino: gli atleti avrebbero ingerito la sostanza proibita involontariamente attraverso cibi contaminati. La decisione scatenò l'indignazione americana.
Il mancato versamento rappresenta una perdita significativa per il bilancio complessivo della WADA, che si attesta su 56 milioni di dollari annuali. Il contributo americano ammontava a circa 3,6 milioni di dollari, pari a oltre 3 milioni di euro, rappresentando storicamente la fonte principale di finanziamento dell'organizzazione. Secondo quanto comunicato dai vertici della WADA, la perdita di questi fondi ha inevitabilmente costretto l'agenzia a rivedere alcuni programmi operativi, sebbene i dirigenti ribadiscono che l'ente non intende compromettere la propria governance e i propri standard.
La minaccia di esclusione dalle competizioni olimpiche costituirebbe una risposta dura e senza precedenti della WADA alle inadempienze finanziarie di uno Stato membro. La mossa segna un'escalation del braccio di ferro tra Washington e l'organizzazione internazionale, trasformando quella che era una disputa burocratica e diplomatica in una questione che tocca direttamente il prestigio e la reputazione degli Stati Uniti nel panorama sportivo globale. L'esito della riunione di martedì prossimo potrebbe delineare scenari completamente nuovi negli equilibri tra governi nazionali e organismi di controllo antidoping.