Una decisione che segna un cambio di rotta epocale per Il Fatto Quotidiano. La Società Editoriale Il Fatto ha presentato domanda per accedere ai fondi straordinari messi a disposizione dal governo Meloni nel dicembre scorso, un decreto che stanzia 10 centesimi per ogni copia di giornale cartaceo venduta. Si tratta di una scelta che contraddice frontalmente l'identità storica della testata, che per anni ha fatto dell'indipendenza dai finanziamenti pubblici uno dei suoi pilastri fondamentali.
L'editore ha giustificato il cambio di linea con una nota ufficiale, riconoscendo pienamente il valore strategico che ha sempre rivestito per il giornale il rifiuto dei soldi dello Stato. Tuttavia, sottolinea come la crisi strutturale del mercato editoriale e le difficoltà congiunturali abbiano spinto l'amministratore delegato a presentare formalmente la richiesta prima della scadenza, al fine di tutelare la stabilità aziendale, accelerare la trasformazione digitale in corso e prevenire potenziali criticità economiche. Una mossa difensiva, quindi, anche se concettualmente significativa.
Un dettaglio non secondario: l'azienda precisa che il contributo già assegnato dal decreto del 9 marzo non è stato ancora incassato e che l'intenzione rimane quella di non utilizzare i fondi pubblici, a condizione che il trend positivo osservato nel primo trimestre 2026 prosegua e che il sostegno dei lettori e degli abbonati continui a consolidarsi. In altre parole, i soldi verranno toccati solo se la situazione dovesse effettivamente deteriorarsi.
L'annuncio arriva a pochi giorni di distanza da una comunicazione sui social dove Andrea Scanzi, uno dei volti principali della testata, celebrava i risultati commerciali del Fatto. I dati di gennaio mostravano infatti una crescita significativa: mentre i principali quotidiani italiani subivano cali sensibili (Corriere della Sera -5,82%, Repubblica -9,56%, Il Sole 24 Ore -5,77%, Gazzetta dello Sport -11,32%), Il Fatto Quotidiano rimaneva l'unico grande giornale con il segno più davanti alle cifre di vendita. Una performance che rendeva ancora più sorprendente la decisione di ricorrere ai contributi pubblici, alimentando riflessioni sulle prospettive di medio termine del settore editoriale nel suo complesso.