La crisi nel Medio Oriente si trasforma in un'opportunità economica per il Cremlino. Con il blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretto del conflitto tra Iran e altre potenze regionali, la Russia ha registrato un incremento straordinario nelle entrate derivanti dalla commercializzazione del suo petrolio. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che ha elaborato i dati forniti dai principali analisti del settore energetico, Mosca ha già portato a casa circa 2,4 miliardi di dollari in ricavi supplementari rispetto a quelli che avrebbe ottenuto in condizioni di mercato normale.

Questa cifra rappresenta una sorta di dividendo inatteso per l'economia russa, conseguente alla riduzione dell'offerta globale di greggio causata dalla chiusura di una delle arterie commerciali più strategiche del pianeta. Lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico all'Oceano Indiano, rappresenta il passaggio obbligato per circa un terzo del petrolio trasportato via mare a livello mondiale. La sua chiusura determina automaticamente un aumento dei prezzi internazionali, dal quale beneficiano direttamente i Paesi esportatori come la Russia.

Il Financial Times stima che entro la fine di marzo il guadagno supplementare potrebbe quasi raddoppiare, toccando la soglia dei 5 miliardi di dollari. Si tratta di risorse fondamentali per il bilancio statale russo, proprio nel momento in cui Mosca continua a fronteggiare pressioni economiche derivanti dalle sanzioni internazionali e dai costi sostenuti per il conflitto ucraino. Questi fondi aggiuntivi permetterebbero al Cremlino di disporre di una boccata d'aria finanziaria inaspettata.

Tuttavia, come suggerisce il titolo stesso dell'analisi, la posizione di Putin rimane precaria nel medio-lungo termine. Il blocco dello Stretto di Hormuz non è una situazione stabile e dipende da sviluppi geopolitici che potrebbero mutare rapidamente. Inoltre, una prolungata crisi energetica globale potrebbe incentivare investimenti in fonti alternative e accelerare la transizione verso le rinnovabili, erodendo nel tempo la domanda petrolifera mondiale. La vittoria economica odierna del Cremlino, dunque, potrebbe rivelarsi effimera qualora la situazione nel Medio Oriente si normalizzi o la comunità internazionale trovi soluzioni alternative al petrolio di provenienza russa.