Il caos normativo che da mesi circonda gli autovelox italiani potrebbe trovare una soluzione definitiva attraverso l'intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La distinzione tra dispositivi "approvati" e "omologati" non ha risolto il nodo centrale della questione: la validità legale delle sanzioni per eccesso di velocità. Per questo motivo, gli automobilisti hanno continuato a impugnare le multe ricevute, con tassi di successo considerevoli dato che circa due dispositivi su tre installati in Italia mancavano della certificazione di conformità necessaria a rendere legittima la contravvenzione.
La situazione emerge chiaramente dal censimento nazionale promosso dal Mit: su circa 11mila autovelox presenti nel territorio italiano, solo 3.900 risultano registrati nella banca dati ufficiale. Ancor più critico è il dato successivo: appena il 29% di questi 3.900 dispositivi soddisfa i requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto che il ministro Matteo Salvini ha illustrato alla Camera il 11 marzo scorso. Questa incongruenza spiega il diluvio quotidiano di ricorsi che gravano su giudici di pace e prefetti.
Per porre ordine a questa situazione confusa, il governo ha deciso di agire con determinazione attraverso un aggiornamento complessivo dei criteri tecnici. Il 30 gennaio scorso, il Mit ha trasmesso il decreto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, innescando la procedura europea TRIS: un meccanismo che obbliga tutti gli Stati membri a notificare preventivamente alla Commissione europea le loro proposte normative relative a prodotti e servizi digitali. Il decreto specifica nel dettaglio quali caratteristiche tecniche deve possedere un autovelox perché il rilevamento della violazione sia attendibile e quindi giuridicamente perseguibile.
A questo punto inizia il countdown vero e proprio. La Commissione europea e gli Stati membri avranno un tempo stabilito per analizzare le disposizioni italiane. Una volta concluso questo periodo di valutazione e superata l'approvazione definitiva, il nuovo quadro normativo entrerà in vigore. Da quel momento, chi ha ricevuto una multa da un dispositivo non conforme ai nuovi standard potrebbe trovarsi nella posizione di non poter più presentare ricorso, dato che la legge avrà finalmente definito con chiarezza i criteri di validità. Per gli automobilisti che hanno già contestato le sanzioni, il momento di agire rimane ancora aperto, ma il tempo stringe considerevolmente.
La riforma rappresenta il tentativo di risolvere uno stallo che ha indebolito l'efficacia dei controlli sulla velocità: con autovelox spesso non omologati, le amministrazioni hanno visto annullare migliaia di infrazioni e i cittadini hanno imparato a difendersi legalmente. Il nuovo quadro normativo europeo potrebbe invertire questo trend, ma solo dopo che il decreto avrà completato il suo iter istituzionale. Nel frattempo, chi contesta le proprie multe rimane ancora in una posizione di forza.