Giorgia Meloni ha scelto di amplificare il messaggio di una figura storica dell'opposizione per rafforzare la campagna referendaria in corso. Il presidente del Consiglio ha condiviso su X un intervento video di Stefano Ceccanti, costituzionalista di rilievo e fondatore dell'associazione LibertàEguale nonché ex membro del Parlamento per il Partito Democratico, evidenziando come il profilo di Ceccanti lo renda particolarmente credibile nel sostenere una riforma voluta dall'esecutivo di centrodestra.
Nella clip, Ceccanti espone le ragioni tecniche a sostegno del referendum, illustrando perché l'indipendenza della magistratura richieda una separazione strutturale tra la funzione accusatoria e quella giudicante. Secondo il costituzionalista, il Consiglio Superiore della Magistratura non dovrebbe concentrare entrambi i compiti, poiché ciò violerebbe il principio costituzionale di terzietà del giudice. Ceccanti utilizza una metafora efficace: quando l'arbitro e una squadra coincidono nella stessa istituzione, l'equilibrio del sistema viene compromesso.
Meloni ha accompagnato la condivisione con un commento che invita gli elettori a superare le appartenenze partitiche e a valutare il quesito referendario sulla base del suo merito sostanziale. Questa mossa strategica mira a consolidare il consenso trasversale attorno alla riforma, sfruttando il prestigio intellettuale di una voce indipendente dal governo.
Ceccanti non rappresenta un caso isolato. Il fronte del Sì al referendum comprende anche altre personalità storicamente legate alla sinistra italiana, come l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, già parlamentare di Rifondazione Comunista, e Enrico Morando, co-fondatore del Pd. Tra i sostenitore figurano pure l'europarlamentare Pina Picerno, il deputato Roberto Giachetti (Area Renzi) e i direttori di testata quali Claudio Velardi del Riformista e Piero Sansonetti dell'Unità.
Questa convergenza di posizioni provenienti da diverse aree dello schieramento politico rappresenta un elemento significativo nella competizione referendaria, poiché attesta che la questione della riforma della magistratura riesce a trascendere i tradizionali confini ideologici. La strategia di Meloni di evidenziare le voci critiche provenienti dal centrosinistra pare finalizzata a costruire un'immagine di consenso bipartisan attorno alle modifiche costituzionali.