La Svizzera ha detto no a Washington. Sabato il governo di Berna ha comunicato il rifiuto di autorizzare il sorvolo del proprio territorio da parte di due aerei militari statunitensi destinati a missioni di ricognizione nel contesto della guerra con l'Iran. Una decisione che arriva a pochi giorni dal precedente diniego della Spagna e che rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra l'amministrazione Trump e i suoi alleati europei in un momento di crescente tensione nel Medio Oriente.

La motivazione fornita da Berna è cristallina: la Costituzione federale svizzera vieta esplicitamente i sorvoli di aerei militari da parte delle nazioni in conflitto quando questi sono correlati alle operazioni belliche. «Gli Stati Uniti e Israele si trovano in stato di guerra con l'Iran», ha precisato il governo elvetico in una nota ufficiale, «pertanto si applica il principio della neutralità, che vela il divieto di permettere il transito aereo per finalità strettamente militari connesse a questo conflitto». L'eccezione riguarda solamente un volo di manutenzione, che è stato autorizzato in quanto non direttamente legato alle operazioni belliche.

La posizione svizzera affonda le radici in una tradizione plurisecolare. Dal Congresso di Vienna del 1815, la Confederazione elvetica è riconosciuta dalla comunità internazionale come Paese neutrale, uno status che venne formalizzato nella Costituzione federale già nel 1848. Questo principio fondamentale non è una scelta tattica o temporanea, bensì un pilastro istituzionale che vincola ogni decisione del governo in materia di conflitti armati internazionali. Secondo la legge costituzionale, Berna può autorizzare esclusivamente voli umanitari, medici o di trasporto dei feriti, oltre ai sorvoli che non presentano alcun collegamento con le ostilità in corso.

Il rifiuto elvetico rappresenta un ulteriore intoppo nella strategia americana di ottenere il supporto europeo per le operazioni nel Golfo Persico. La Spagna aveva già opposto resistenza alle medesime richieste, evidenziando come persino gli alleati tradizionali dell'Occidente stiano valutando con cautela il livello di coinvolgimento nelle tensioni regionali. La Svizzera, pur non essendo membro della Nato, aveva comunque respinto i precedenti tentativi di coinvolgimento, e questa nuova comunicazione ufficiale ribadisce una linea ferma e coerente con i propri obblighi costituzionali.

La questione sottintende una sfida più ampia per Washington: come mantenere la coesione atlantica quando anche le democrazie europee, storicamente vicine agli interessi americani, decidono di privilegiare i propri vincoli costituzionali e il diritto internazionale rispetto alle pressioni geopolitiche. La neutralità svizzera, lungi dall'essere anacronistica, emerge in questo contesto come una forma di resistenza civile alle pretese di una potenza mondiale, ribadendo il valore del diritto come limite al potere.