Una vicenda complessa quella che emerge da Torre del Greco, dove un padre si ritrova a mantenere finanziariamente un figlio che non ha mai avuto la possibilità di conoscere in dodici anni. Tutto ebbe inizio nel 2014, quando nacque il bambino: la madre lo iscrisse all'anagrafe da sola, attribuendogli il cognome di un precedente marito ormai deceduto, padre di altri due figli della donna. Il padre biologico venne così escluso dalla nascita del figlio.
Per ottenere il riconoscimento legale della paternità, l'uomo ha dovuto ricorrere al tribunale di Torre Annunziata. Solo grazie a un esame del Dna e all'intervento della magistratura il suo nome è stato finalmente iscritto nel certificato di nascita del bambino. Da allora, il padre versa regolarmente un assegno di mantenimento, adempiendo così agli obblighi economici imposti dalla legge.
Ciò che non è stato rispettato, però, è il percorso relazionale. Nel 2024, il giudice aveva disposto che il bambino seguisse un iter psicologico specializzato presso la Neuropsichiatria infantile dell'Asl del distretto di Torre del Greco. L'obiettivo era preparare gradualmente il ragazzo all'incontro con la figura paterna, creando le condizioni per un riconoscimento emotivo consapevole e sereno. I Servizi sociali locali, tuttavia, non hanno attivato con regolarità questi colloqui: solo due incontri sono stati effettivamente realizzati negli ultimi ventiquattro mesi.
La situazione ha spinto il padre a segnalare la mancata attuazione del provvedimento alle autorità competenti. Gli atti della vicenda sono stati inoltrati alla procura della Repubblica, dove verranno valutate eventuali responsabilità nell'inadempimento degli obblighi stabiliti dal tribunale. Nel frattempo, il bambino continua a vivere con la madre e i suoi due fratellastri, ignaro del padre che lo sostiene economicamente e che attende di poter stabilire con lui un rapporto umano autentico.