Un'onda di solidarietà ha investito l'ospedale Monaldi di Napoli sabato mattina, quando oltre cento madri e padri di bambini sottoposti a interventi cardiaci hanno deciso di scendere in strada. L'appuntamento era fissato alle dieci davanti all'ingresso principale della struttura ospedaliera. Striscioni, cartelloni disegnati dai bambini e magliette bianche contraddistinte da un grande cuore rosso con lo slogan "A cuore aperto, a bocca chiusa" hanno rappresentato il simbolo di una mobilitazione organizzata dal basso, senza coordinamento istituzionale. I familiari dei piccoli pazienti hanno voluto manifestare fiducia e gratitudine verso Guido Oppido, il primario di cardiochirurgia attualmente sospeso dall'incarico, sottolineando come abbia salvato tremila vite umane nel corso della sua carriera.
Secondo i genitori presenti alla manifestazione, la decisione di protestare era motivata dalla necessità di contrastare quella che definiscono una "gogna mediatica ingiustificata". Hanno ribadito come nessun tribunale abbia ancora emesso una sentenza di condanna nei confronti del medico, sollecitando maggiore equilibrio nella copertura informativa della vicenda. L'iniziativa evidenzia il profondo legame umano costruito nel corso degli anni tra il chirurgo e le famiglie dei pazienti curati, sottolineando l'impatto positivo del lavoro medico svoltosi all'interno dell'ospedale partenopeo.
La reazione non si è fatta attendere. L'avvocato della famiglia Caliendo ha prontamente commentato gli eventi della mattinata con toni molto duri, liquidando la manifestazione come una "pagliacciata" orchestrata. Nel contempo, il legale ha rimarcato come nessun gesto di cordoglio sia mai giunto da parte di coloro che in quel momento protestavano per Oppido. L'affermazione sottintende un'accusa di coerenza morale, suggerendo che la mobilitazione sarebbe interessata e selettiva nei suoi sentimenti di solidarietà, piuttosto che genuinamente motivata da principi di giustizia.