Giuseppe Marotta ha optato per una linea comunicativa rigida dopo gli episodi controversi che hanno caratterizzato l'ultima partita dell'Inter. L'amministratore delegato ha imposto ai propri giocatori e collaboratori di evitare dichiarazioni pubbliche, limitando il dibattito agli ambienti riservati dello spogliatoio di San Siro. Una scelta consapevole e costruita, che mira a differenziare il comportamento nerazzurro da quello delle altre società, in particolare dalla Juventus che aveva manifestato pubblicamente il proprio malcontento sul caso Kalulu.

La strategia di Marotta si rivela tanto calcolata quanto efficace: mantenendo un profilo basso e presentandosi come vittima degli episodi controversi, piuttosto che come beneficiario di favoritismi, l'Inter evita lo scontro frontale con gli arbitri e le autorità calcistiche. Il margine di vantaggio in classifica offre margini per celebrare silenziosamente la conclusione di una stagione, almeno fino a questo punto, fortunata. Due sono gli episodi al centro della disputa: il primo riguarda la dinamica del gol del pareggio, considerato irregolare da diversi analisti; il secondo concerne un rigore che sarebbe dovuto essere fischiato.

Il dibattito sulla qualità degli arbitri italiani rimane centrale nelle discussioni tecniche. Osservatori e telecronisti rimangono divisi: da chi lavora con tecniche di moviola a esperti di diritto sportivo, le opinioni variano sensibilmente. Alcuni post pubblicati sui social hanno raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni prima di essere rimossi dalle piattaforme stesse. Il tema della gestione delle decisioni più delicate – falli di mano, trattenute, contatti a terra – evidenzia una mancanza di chiarezza interpretativa tra i vari fischietti del campionato.

Le criticità riscontrate riguardano principalmente la preparazione specifica sul utilizzo del VAR e la scarsa sincronia tra arbitro e responsabili video nelle situazioni di gioco dubbio. Pierluigi Rocchi, designatore arbitrale, è intervenuto più volte per sottolineare la necessità di uniformare le decisioni e migliorare la qualità complessiva, pur difendendo pubblicamente i suoi uomini. L'Italia rimane comunque apprezzata a livello internazionale per la specializzazione nei ruoli, in particolare per i Video Match Official impiegati nelle competizioni europee e mondiali.

Sotto la superficie del dibattito tecnico emerge una questione più profonda: la classe arbitrale italiana, secondo diverse testimonianze di addetti ai lavori, soffre di una modestia strutturale dovuta alla necessità di conformarsi a indirizzi provenienti da più fronti – l'AIA, la Commissione Arbitri Nazionale, il Settore Tecnico Arbitrale e la presidenza federale. Questa frammentazione di responsabilità genererebbe confusione normativa e applicativa, minando l'autorevolezza delle decisioni. Il VAR, nato per ridurre gli errori, fatica così a colmare il vuoto di personalità decisionale che caratterizza il panorama arbitrale contemporaneo.