Una frattura politica profonda attraversa la Polonia dopo la decisione del presidente Karol Nawrocki di opporre il veto al programma europeo di difesa e riarmo denominato SAFE. La scelta ha innescato una polemica di proporzioni inedite tra le istituzioni dello Stato, con il premier Donald Tusk che ha lanciato l'accusa più pesante: il rischio concreto di una «Polexit», cioè l'uscita della Polonia dall'Unione Europea. La decisione del capo dello Stato ha diviso anche la piazza: domenica poche migliaia di cittadini si sono radunati sotto il palazzo presidenziale a Varsavia, con i sostenitori di Nawrocki che intonavano slogan mentre gli oppositori gridavano accuse di tradimento.

Al centro dello scontro politico ci sono 44 miliardi di euro in prestiti agevolati che Bruxelles avrebbe messo a disposizione della Polonia per finanziare progetti nel settore della difesa e della base industriale tecnologica del continente. Era la richiesta più consistente fra tutti gli Stati membri dell'Unione: la commissione europea aveva approvato progetti per un importo di 43,7 miliardi. Questi fondi avrebbero beneficiato circa 12 mila imprese polacche e rappresentavano un'opportunità economica significativa per il Paese. Tuttavia, il programma SAFE conteneva una condizione che ha scatenato le tensioni: almeno il 65% dei componenti utilizzati doveva provenire da fornitori europei, una clausola nota come «Buy European» pensata per rafforzare l'indipendenza tecnologica del continente.

Nawrocki ha annunciato il veto attraverso un discorso televisivo giovedì 12 marzo, rifiutando di sottoscrivere l'accordo. La mossa ha provocato una reazione immediata del governo guidato da Tusk, che non ha risparmiato critiche al presidente. «Ha rinunciato a comportarsi da patriota», ha dichiarato il premier, sottolineando come la decisione penalizzi l'economia nazionale. Successivamente, Tusk ha tirato fuori l'arma pesante del dibattito: «La Polexit rappresenta oggi una minaccia concreta. La destra radicale polacca, la maggioranza del partito Diritto e Giustizia, e Nawrocki stesso vogliono questo risultato. La Russia, la corrente MAGA americana e la destra europea guidata da Orban desiderano destabilizzare l'Unione Europea. Una simile evoluzione sarebbe catastrofica per la Polonia e farò tutto quanto in mio potere per impedirla».

Retro il conflitto politico interno polacco si cela uno scontro geopolitico di ben più ampie dimensioni. Varsavia si trova al crocevia fra le influenze americane, quelle russe e il timore di una progressiva egemonia tedesca all'interno dell'Unione Europea. La clausola sui componenti europei ha suscitato malcontento negli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump vede una limitazione agli interessi commerciali americani nel mercato della difesa europeo. La decisione di Nawrocki appare dunque inserita in una strategia che riflette queste tensioni geopolitiche, trasformando una questione di finanziamenti pubblici in uno spartiacque sui valori fondativi dell'integrazione europea stessa.