Nel corso del convegno organizzato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, politici e rappresentanti istituzionali si sono confrontati su uno dei temi più urgenti del Paese: la combinazione tra stipendi inadeguati e vulnerabilità delle piccole e medie imprese. L'evento, svoltosi a Roma, ha messo in evidenza le profonde divergenze tra la maggioranza e l'opposizione su quali strumenti adottare per invertire una tendenza che penalizza sia i lavoratori che le aziende.
Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d'Italia nelle commissioni Bilancio e Lavoro di Montecitorio, ha illustrato la strategia dell'esecutivo Meloni. Secondo il parlamentare, la riduzione del cuneo fiscale rappresenta l'intervento più efficace per aumentare il potere d'acquisto dei dipendenti. Mascaretti ha sottolineato che nel terzo trimestre del 2025 la pressione fiscale si è attestata al 40%, registrando un calo dello 0,8% rispetto all'anno precedente. Ha inoltre evidenziato come il potere d'acquisto delle famiglie abbia raggiunto i livelli più alti dal 2009, accompagnato da un aumento della capacità di risparmio. Il governo ha anche destinato sei miliardi di euro per sostenere la transizione tecnologica delle pmi, elemento cruciale per la competitività futura.
Su posizioni diametralmente opposte si è schierata Valentina Barzotti del Movimento Cinque Stelle, membro della commissione Lavoro. La deputata ha puntato l'attenzione su quella che definisce la vera piaga nazionale: l'economia sommersa. Secondo Barzotti, il lavoro nero e l'evasione fiscale muovono oltre 200 miliardi di euro nel sottosuolo dell'economia italiana, una cifra che rappresenta una perdita secca per lo Stato e un'ingiustizia verso i cittadini onesti. Per questo motivo, ha sostenuto che qualsiasi discussione su salari e benessere collettivo deve partire dalla lotta a questi fenomeni criminali.
Barzotti ha inoltre ribadito il sostegno storico dei Cinque Stelle al salario minimo per legge, una posizione che il movimento difende dal 2013. Ha sottolineato come 22 paesi europei su 27 abbiano già adottato questa misura, ottenendo risultati positivi con aumenti salariali significativi. La deputata ha respinto le obiezioni della maggioranza, secondo cui un salario minimo legislativo potrebbe entrare in conflitto con la contrattazione collettiva, definendo questa argomentazione come priva di fondamento scientifico.
Agli interventi si sono affiancate anche le posizioni di Nicola Bicchielli di Forza Italia, che ha proposto di distinguere tra un semplice salario minimo e quello che lui chiama un "salario giusto", e Francesca Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha sostenuto l'introduzione di uno "sblocca-stipendi" specificamente disegnato per proteggere i lavoratori. Il dibattito riflette la complessità di una situazione dove occupazione e qualità del lavoro rimangono centrali nell'agenda politica italiana, con proposte alternative che non sembrano trovare una via di sintesi.