L'inchiesta sulla sparatoria che ha causato la morte di Abderrahim Mansouri, il giovane marocchino di cui il corpo senza vita è stato rinvenuto lo scorso 28 gennaio durante un'operazione anti-droga nel quartiere Rogoredo di Milano, continua ad allargarsi. Secondo quanto appurato dai magistrati della procura meneghina, il numero degli agenti della polizia locale coinvolti nei procedimenti giudiziari è salito a sette unità, tutti appartenenti al medesimo commissariato di Mecenate dove operava il principale indagato.

L'agente Carmelo Cinturrino rimane al centro dell'inchiesta con l'accusa di omicidio volontario aggravato. La procura ha tuttavia deciso di estendere le imputazioni ad altri colleghi della stessa struttura: un secondo poliziotto è stato indagato per falsificazione di documenti ufficiali, mentre un terzo risponde di arresto effettuato senza le dovute garanzie procedurali. Questi sviluppi giudiziari rappresentano un significativo allargamento dell'indagine rispetto alle settimane precedenti.

Altri quattro elementi della forza dell'ordine risultano indagati con l'accusa di favoreggiamento dell'evaso e omissione di assistenza durante i momenti critici successivi alla sparatoria. La procura ha disposto il trasferimento di questi agenti presso incarichi amministrativi lontano dal loro precedente commissariato operativo, misura cautelare volta a evitare eventuali intralci nell'indagine.

Per consolidare la ricostruzione dei fatti, la magistratura ha programmato l'audizione di otto testimoni chiave nel corso di un'incidente probatorio imminente. Si tratta principalmente di soggetti attivi nell'area dello spaccio e consumatori di sostanze stupefacenti che erano presenti nella zona durante l'evento. Le loro deposizioni verranno cristallizzate nel fascicolo processuale al fine di garantire l'invariabilità delle testimonianze.