In vista del referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, le forze di sinistra hanno lanciato una mobilitazione su larga scala per il reclutamento di rappresentanti di lista nei seggi elettorali. I numeri sono significativi: circa diecimila richieste dall'Alleanza Verdi-Sinistra, tremilacinquecento dal Movimento Cinque Stelle, altrettante dal Partito Democratico, oltre a mille provenienti dal comitato "Giusto dire no" e altrettanti dalla Cgil. Complessivamente, la campagna ha racccolto ben oltre ventimila adesioni, con Sinistra Italiana che ha dovuto chiudere le iscrizioni per saturazione.
L'iniziativa rappresenta un'operazione coordinata e strutturata per garantire una forte presenza alle urne con obiettivi dichiaratamente politici. Tuttavia, la stessa sinistra che organizza questa mobilitazione ha rivolto critiche accese al governo, in particolare al vice presidente del Consiglio Antonio Tajani, reo secondo le opposizioni di aver lanciato un appello affinché i cittadini fungessero da rappresentanti di lista. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha definito questa mossa "incredibilmente ipocrita", sottolineando una contraddizione rispetto alla gestione della questione del voto per i fuorisede.
Secondo Fratoianni, il governo avrebbe avuto l'opportunità di approvare una legge che garantisse il diritto di voto ai fuorisede in tutti gli appuntamenti elettorali, ma avrebbe scelto di non farlo. "Come può la destra fare appelli simili dopo aver bloccato una soluzione legislativa?" ha domandato il leader di Sinistra Italiana, invitando ironicamente coloro che non hanno potuto votare alle scorse consultazioni a aderire proprio all'appello di Tajani, trasformando il gesto in una forma di protesta simbolica. Per Fratoianni, il diritto di voto dei fuorisede dovrebbe essere garantito permanentemente in ogni consultazione, non solo quando conviene alle maggioranze di turno.
Ma il quadro politico presenta elementi di complessità che gli attuali critici tendono a sottovalutare. La questione del voto per coloro che si trovano lontani dalla propria circoscrizione non è una novità dell'esecutivo Meloni, ma una partita aperta da diversi anni. In precedenza, quando le forze attuali dell'opposizione si trovavano al governo, non è stato raggiunto un accordo definitivo su questa materia, suggerendo come il tema sia più intricato di quanto la retorica politica attuale lascierebbe intendere.
L'episodio evidenzia come in campagna politica sia comune sottolineare le incoerenze dell'avversario mentre si tende a dimenticare il proprio operato su questioni analoghe. La campagna referendaria sulla giustizia prosegue dunque con questa tensione sullo sfondo: da un lato una sinistra che si mobilita massicciamente sfruttando le possibilità normative esistenti, dall'altro critiche che rischiano di perdere credibilità se si ignora come anche i governi precedenti non abbiano risolto il problema strutturale dei fuorisede.