Tre regioni del Nord-Est hanno scelto nettamente il Sì al referendum di domenica 23 marzo 2026. I dati del ministero dell'Interno, ancora in fase di aggiornamento, mostrano un quadro diversificato nel territorio nazionale: la spinta favorevole al quesito referendario si concentra in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, mentre il fronte opposto raccoglie consensi in 14 regioni. Un'incertezza persiste invece in quattro zone: Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d'Aosta, dove gli scrutini continuano a definire l'orientamento finale degli elettori.
In Lombardia il dato più consolidato mostra il Sì avanti al 53,64% contro il 46,36% del No, sulla base di 9.257 sezioni scrutinate su 9.258 complessivamente. La regione ha registrato una partecipazione particolarmente elevata: il 63,76% degli aventi diritto si è recato alle urne, superando significativamente la media nazionale attestatasi oltre il 58%. Questo incremento di affluenza è stato distribuito su tutto il territorio lombardo, con Bergamo a guidare la classifica con il 65,26% di votanti e Sondrio quale punto più basso con il 59,32%. Milano ha raggiunto il 64,6% di partecipazione, mentre le altre province hanno oscillato tra il 60,66% di Pavia e il 64,95% di Lecco.
L'elevata mobilitazione degli elettori lombardi riflette l'importanza attribuita alla consultazione dalla popolazione della regione più popolosa d'Italia. Tutte le province, senza eccezione, hanno superato il traguardo del 50% di partecipazione, evidenziando un coinvolgimento trasversale indipendentemente da caratteristiche geografiche o demografiche locali. Brescia ha raggiunto il 64,74%, Como il 61,92%, Cremona il 63,51%, Mantova il 61,76% e Varese il 61,44%.
A livello nazionale, il quadro risulta ancora parzialmente incerto. Mentre il Nord-Est consolida il vantaggio del Sì e la stragrande maggioranza del territorio nazionale propende per il No, gli ultimi dati disponibili mantengono il suspense su quattro regioni critiche dove lo scrutinio prosegue. La consultazione di questa domenica ha quindi prodotto una geografia politica frammentata, con picchi di consenso opposti nelle diverse aree della penisola, confermando come il quesito referendario sia riuscito a polarizzare profondamente l'elettorato italiano lungo linee territoriali ben definite.