La Campania e Napoli emergono come i territori dove il fronte del No ha conseguito i successi più significativi nel corso della consultazione referendaria di lunedì 23 marzo. La regione ha registrato il 65 per cento di voti contrari, mentre il capoluogo ha raggiunto il notevole 75 per cento, configurandosi come le migliori performances tra le grandi aree urbane e gli enti regionali italiani. Un risultato che certifica la compattezza della coalizione progressista locale e il consenso che la stessa riscuote tra l'elettorato.

Roberto Fico, neo-governatore eletto grazie a un'alleanza che ha saputo superare anche le frizioni con Vincenzo De Luca, interpreta il verdetto come conseguenza di «una mobilitazione capillare nei territori» che ha generato nel tempo «una consapevolezza civica strutturata». Il sindaco napoletano Gaetano Manfredi, da anni anima della strategia di unificazione del centrosinistra campano, sottolinea come il dato referendario vada letto anche attraverso una lente politica più ampia: «I cittadini non hanno solo giudicato negativamente il contenuto della proposta, ma hanno manifestato dissenso sul metodo adottato, poiché le trasformazioni istituzionali di rilievo devono scaturire da processi inclusivi e devono partire da riforme come quella della legge elettorale».

Manfredi ribadisce l'impegno verso la prosecuzione dell'alleanza progressista, precisando che il centrosinistra intende mantenere la coesione «attorno a un progetto che ponga davvero al centro le esigenze dei cittadini». Il primo cittadino smentisce inoltre le voci ricorrenti che lo darebbero candidato in eventuali primarie del centrosinistra, escludendo categoricamente tale scenario. La vittoria referendaria consolida così la posizione del fronte progressista in Campania, confermando la solidità di una coalizione che, nonostante le tensioni interne degli ultimi anni, ha dimostrato di possedere una base elettorale solida e consapevole.