La Campania si staglia come il territorio dove la contrapposizione sulla riforma della giustizia ha raggiunto gli aculei più acuti. Con oltre il 65% di voti contrari, la regione meridionale ha registrato il dato di opposizione più significativo in tutta Italia, rappresentando un chiaro monito indirizzato all'esecutivo e alle sue scelte normative. Nel capoluogo partenopeo la spinta al rigetto della riforma si è dimostrata ancora più marcata, superando agevolmente la soglia del 75%.
La battaglia sui referendum ha visto schierati in prima linea protagonisti politici di rilievo nazionale. Da una parte il ministro della Giustizia Nordio e altri rappresentanti dell'amministrazione centrale si sono recati ripetutamente a Napoli per sostenere la riforma, dall'altra il governatore Vincenzo De Luca e il sindaco Gaetano Manfredi hanno incarnato il fronte del dissenso con determinazione, mobilitando le loro risorse politiche contro il progetto governativo.
Accanto ai volti istituzionali, anche la magistratura locale ha assunto posizioni esplicite di critica. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nicola Gratteri e il procuratore generale Aldo Policastro si sono contrapposti direttamente alle linee del governo e del ministro della Giustizia, alimentando nei giorni precedenti al voto una contesa di notevole intensità che ha coinvolto l'opinione pubblica nazionale.
Il sindaco Manfredi ha commentato l'esito, dichiarando che il dato non lo ha sorpreso, leggendo in questo esito una manifestazione di volontà popolare contro la direzione intrapresa dall'esecutivo. Il risultato campano rappresenta dunque non soltanto un dato statistico, ma un segnale politico di considerevole portata, che cristallizza il dissenso di un territorio storico e densamente popolato nei confronti della riforma della giustizia proposta dal governo nazionale.