Prosegue il procedimento giudiziario per il decesso di Margherita Lega, la donna originaria del Trentino morta lo scorso 4 luglio mentre stava caricando i bagagli su una teleferica utilizzata per il trasporto di legna nella zona di Calasca-Castiglione, in valle Anzasca. La turista stava trascorrendo una vacanza presso l'ecovillaggio Alpe Drocala insieme al marito e ai due figli, di nove e cinque anni.
A processo sono finiti tre imputati: Damiano Brega, titolare dell'autorizzazione per la costruzione dell'impianto a fune, e Franco Baldacci, l'operatore che ha azionato il meccanismo nel momento della tragedia. Entrambi hanno optato per il rito abbreviato, che avrà luogo il 9 aprile presso il tribunale di Verbania. Il terzo indagato, Marco Bertaglia, presidente dell'associazione gestitrice della struttura ricettiva, ha invece deciso di ricorrere al patteggiamento, chiedendo una condanna a un anno e quattro mesi.
La mattinata odierna è stata dedicata all'audizione dei consulenti tecnici: l'ingegner Degioanni, incaricato dai legali di Brega, e il professor Pennacchi, esperto nominato dalla procura. I due professionisti hanno fornito dettagliate analisi sull'impianto, definito dalla magistratura verbanese come un semplice "palorcio". L'attenzione si è concentrata sulle caratteristiche tecniche della struttura e sulla conformità alle normative vigenti in materia di sicurezza e autorizzazioni amministrative.
La procura sostiene che l'impianto non rispondesse ai requisiti di sicurezza richiesti dalla legge, soprattutto considerando che veniva utilizzato non solo per il trasporto di materiale, ma anche per ospiti e bagagli. Le perizie tecniche rappresentano un elemento cruciale per stabilire le responsabilità nel drammatico incidente che ha spezzato una famiglia e sollevato interrogativi sulla gestione della sicurezza nelle strutture turistiche montane.