Ha preso il via stamattina, nel cuore del Rione San Francesco, l'operazione di demolizione della villa costruita illegalmente da un clan camorristico locale. La struttura, che copre un'area di 650 metri quadri e sfoggiava lussuose dotazioni come sauna e palestra, rappresentava il simbolo tangibile della ricchezza accumulata attraverso attività delittuose. Nel giardino della dimora è stato persino rinvenuto un singolare riconoscimento: un diploma ironico intitolato "Miglior boss del mondo".
L'operazione si è svolta in massima sicurezza con il dispiegamento delle forze dell'ordine e la presenza di esponenti dell'amministrazione cittadina e regionale. Tra coloro che hanno assistito ai lavori figurano il presidente di Acer Napoli David Lebro, il vicesindaco Laura Lieto, l'assessore comunale alla Sicurezza Antonio De Iesu, il prefetto di Napoli Michele di Bari e l'assessora regionale alle Politiche Abitative Claudia Pecoraro. La mobilitazione istituzionale sottolinea l'importanza strategica dell'intervento nel contrasto al crimine organizzato.
La demolizione rappresenta un duplice obiettivo: la disarticolazione del patrimonio criminale e la riqualificazione del territorio. L'area dove sorgeva la villa abusiva sarà infatti destinata a ospitare centinaia di nuove abitazioni sociali, che dovrebbero essere consegnate entro la fine dell'anno nella zona di San Giovanni in Bosco. Questo intervento si inserisce in una più ampia strategia di recupero urbano e di affermazione della legalità nei quartieri storicamente più colpiti dalla presenza mafiosa.
L'abbattimento della residenza è stato preceduto da operazioni di sequestro patrimoniale nei confronti dell'organizzazione criminale di riferimento. La Dia di Napoli aveva già sottoposto a vincolo beni per un valore complessivo di 20 milioni di euro, di cui 5 appartenenti al clan Angelino-Gallo, confermando l'intensa pressione investigativa e repressiva esercitata sulle principali consorterie camorristiche attive in città.