Sono ore cruciali per Daniela Santanchè al ministero del Turismo. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, non ha dubbi sul destino della collega di partito: abbandonerà l'incarico ministeriale nel giro di pochi giorni. A margine dei lavori parlamentari a Montecitorio, il numero uno degli azzurri ha commentato la situazione con tono lapidario, suggerendo che la vicenda troverà risoluzione ancora prima dell'inizio della prossima settimana.
Le parole di Tajani sono significative perché chiariscono il quadro politico attorno alla crisi: «Non ho richiesto io le sue dimissioni, è stata la presidente del Consiglio a chiederle a un ministro del suo partito». Con questa affermazione, il vicepremier sottolinea come la decisione provenga direttamente da Giorgia Meloni e non da dinamiche interne alla coalizione o pressioni da parte di Forza Italia. Un distinguo importante che riflette gli equilibri all'interno del governo.
Quando gli è stato domandato se Santanchè si dimetterà, Tajani è stato ancora più esplicito: «Se la presidente del Consiglio ti chiede di dimetterti, devi farlo». Una considerazione che suona come una sentenza sulla permanenza della ministra nella squadra di governo. Il politico forzista ha attraversato i corridoi di Montecitorio con aria determinata, confermando ai cronisti che la questione avrà una conclusione rapida, verosimilmente prima di lunedì.
Il quadro si complica però per gli azzurri considerando il contesto politico più ampio. Tajani porta ancora i segni della batosta referendaria di questi giorni, che ha segnato il fallimento della riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una delle battaglie storiche della memoria berlusconiana e un progetto caro al centrodestra. La sconfitta alle urne ha indebolito la posizione dell'intera coalizione di governo.
Nel frattempo, ulteriori complicazioni attendono l'esecutivo: una mozione di sfiducia contro Santanchè è stata calendarizzata e arriverà in Aula proprio all'inizio della settimana. Un timing che accelera ulteriormente le tempistiche e che potrebbe indurre a una risoluzione anticipata della vicenda attraverso le dimissioni volontarie della ministra, evitando così il confronto parlamentare diretto.