Scoppia il dibattito a Chiusi, in provincia di Siena, dopo la decisione della dirigente scolastica Daria Moscillo di interrompere la benedizione pasquale che da più di venti anni veniva impartita nelle aule dell'Istituto Comprensivo Graziano da Chiusi. La cerimonia religiosa coinvolgeva i bambini di asili, elementari e scuole medie del territorio. La pratica vedeva il parroco locale recarsi presso l'istituto durante l'orario scolastico per benedire le classi in prossimità della festività pasquale.
L'interruzione della tradizione è avvenuta in seguito a una lettera di diffida inviata dall'Uaar, l'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. L'organizzazione ha contestato il programma scolastico, sostenendo che la sospensione delle lezioni per attività religiose violi la normativa sulla scuola pubblica italiana. Attraverso un comunicato pubblicato sui social media, l'Uaar ha evidenziato come questa pratica rappresenti ancora un'anomalia diffusa nel sistema educativo nazionale, in contrasto con i principi di laicità della scuola di Stato.
La preside ha giustificato la scelta originale sottolineando il valore storico e culturale della benedizione nel contesto locale. Tuttavia, di fronte alle obiezioni sollevate, ha deciso di accogliere le indicazioni ricevute. Il consiglio di istituto ha approvato la sospensione delle attività programmate, definendo la decisione come inevitabile per mantenere serenità e collaborazione nella comunità scolastica, pur ricordando con dispiacere il significato che questa tradizione rappresentava.
La notizia ha generato reazioni contrastanti tra i genitori. Molte famiglie di fede cattolica hanno manifestato delusione e rammarico, percependo la scelta come un'eliminazione ingiustificata di un elemento culturale radicato nel territorio. Un genitore ha sottolineato che tra gli studenti ci sono anche bambini cristiani e ha ribadito l'importanza di riconoscere la pluralità religiosa presente nelle scuole. Altre voci, invece, hanno lamentato la modalità della decisione, ritenendo che si sarebbe potuto trovare un compromesso più equilibrato senza un approccio diretto e conflittuale.
La vicenda riaccende il dibattito nazionale sulla laicità della scuola pubblica e sulla gestione delle tradizioni religiose negli istituti scolastici. Da un lato emergono le preoccupazioni di chi sostiene il rispetto della neutralità confessionale della scuola di Stato, dall'altro la difesa di pratiche culturali storicamente consolidate come elemento identitario dei territori. Il caso di Chiusi evidenzia le tensioni ancora presenti nel tentativo di bilanciare laicità istituzionale e sensibilità religiose comunitarie.