Le testimonianze continuano a emergere nel caso che ha scosso l'ospedale Monaldi di Napoli. Domenico Caliendo, coordinatore del personale infermieristico presente durante l'intervento chirurgico, ha reso una deposizione davanti ai magistrati che potrebbe risultare determinante per ricostruire la dinamica dei fatti. Secondo quanto riferito, il chirurgo Oppido avrebbe dato inizio all'operazione in anticipo rispetto all'effettivo arrivo della box termica contenente l'organo destinato al trapianto a Bolzano.
La testimonianza di Caliendo tocca anche un aspetto delicato della vicenda: la richiesta di controlli sull'organo in arrivo. Il coordinatore riferisce che chi aveva sollevato dubbi sulla necessità di verificare le condizioni del cuore ricevuto sarebbe stato redarguito dal chirurgo. Un elemento che, se confermato, potrebbe indicare pressioni nel voler proseguire l'intervento indipendentemente dalle dovute cautele procedurali.
Il caposala porta con sé il peso emotivo di quegli eventi. Ricorda il momento in cui la madre del piccolo paziente gli consegnò il bambino, e convive quotidianamente con il dolore di non aver potuto restituirlo vivo. Nella sua memoria rimangono anche i dettagli tecnici: la corsa verso il piano terra del Monaldi per ricevere la scatola refrigerata con l'organo, e la frustrazione nel constatare lo strato di ghiaccio che ricopriva il cuore.
Le dichiarazioni di Caliendo si aggiungono a un quadro investigativo sempre più complesso, dove il timing dell'operazione e il rispetto dei protocolli di sicurezza rappresentano aspetti cruciali. Nel frattempo, la comunità continua a ricordare il piccolo Domenico: le scuole napoletane hanno promosso raccolte fondi in sua memoria, sotto lo sguardo della madre Patrizia, trasformando il dolore in occasione di solidarietà.