«Era fermamente determinata a porre fine alla propria sofferenza». Con queste parole il dottor Malacarne, medico che ha seguito il caso clinico per i due anni precedenti agli eventi, rompe il silenzio e prende le difese della paziente nota come Libera. L'anestesista sottolinea come la donna avesse espresso chiaramente la volontà di interrompere il ricorso ai dispositivi medici che la mantenevano in vita, pur comprendendo le implicazioni di tale decisione.

Secondo la testimonianza del medico, la situazione della paziente era caratterizzata da una condizione che la costringeva a dipendere completamente dalle apparecchiature per la sopravvivenza. Nonostante il desiderio esplicito di Libera di liberarsi da questi supporti, circostanze di varia natura l'hanno costretta a proseguire il trattamento, generando in lei una frustrazione crescente. L'intervento del dottor Malacarne mira a chiarire il contesto umano e clinico di una vicenda che ha suscitato dibattito pubblico.

Il medico non risparmia critiche verso l'atteggiamento generale riscontrato nei confronti della donna. «Quanto è irragionevole l'ipocrisia che ha circondato il suo caso», dichiara Malacarne, evidenziando una contraddizione sociale nel modo in cui è stata percepita la sua volontà. Il professionista sottolinea come il diritto di autodeterminazione della paziente sia stato oggetto di giudizio morale piuttosto che di comprensione clinica e umana.

La dichiarazione arriva in un momento di particolare sensibilità rispetto alle questioni di fine vita e diritti dei pazienti. Il contributo del dottor Malacarne aggiunge una prospettiva medica diretta a una conversazione che coinvolge considerazioni etiche, legali e profondamente personali. La sua testimonianza vuole evidenziare come dietro ogni caso di questo genere esista una storia di sofferenza individuale e scelte consapevoli.