Una dichiarazione di Miriam Caroccia mette in crisi la versione fornita da Andrea Delmastro sulla compravendita della Bisteccheria d'Italia. L'ex deputato non più in servizio come sottosegretario alla Giustizia aveva spiegato al Corriere della Sera di aver abbandonato l'affare senza alcun guadagno personale, anzi asserendo di aver subito perdite economiche. Tuttavia il suo racconto entra in conflitto diretto con quanto emerge dalla documentazione notarile e dalle dichiarazioni del fronte opposto.
Secondo l'avvocato Fabrizio Gallo, legale della diciannovenne Caroccia, la ragazza ha scoperto di essere diventata proprietaria della società unicamente attraverso gli articoli di stampa. La famiglia si è quindi rivolta alla magistratura per comprendere le responsabilità e gli obblighi legali derivanti dalla posizione azionaria, proprio al fine di evitare conseguenze penali. Questo racconto contrasta nettamente con l'ipotesi di una transazione consapevole e concordata.
L'iter della cessione risulta particolarmente complesso. Il 27 febbraio del 2026 Delmastro trasferisce le sue quote a Donatella Pelle, la quale sei giorni dopo le rivende insieme a quelle di altri politici piemontesi del medesimo partito, tra cui il segretario provinciale Cristiano Franceschini, il consigliere regionale Davide Zappalà e l'ex vicepresidente della Giunta Elena Chiorino. La giovane Caroccia diviene così l'unica azionista della società Le 5 Forchette con un esborso di cinquemila euro.
Un elemento che acquista rilievo decisivo è il metodo di pagamento. Secondo il contratto di cessione consultabile presso la Camera di Commercio e redatto dal commercialista Luca Zambanini, la transazione sarebbe stata saldata interamente in contanti. Questa modalità di versamento, pur legalmente possibile, non lascia tracce documentali e costituisce tradizionalmente un elemento che attira l'attenzione degli inquirenti in contesti di sospetta illecità.
Sullo sfondo di questa vicenda pesa l'indagine della Procura romana nei confronti di Miriam e del padre Mauro Caroccia per presunti reati di intestazione fittizia e riciclaggio in forma aggravata dall'elemento mafioso. Lo stesso Mauro Caroccia sta attualmente scontando una condanna a quattro anni di carcere. Le contraddizioni emerse tra le versioni di Delmastro e quelle della famiglia Caroccia potrebbero rappresentare elementi cruciali per i magistrati nell'analizzare la natura effettiva della transazione commerciale.