La vittoria schiacciante del "No" al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non è casuale. Secondo Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, il merito va attribuito alla mobilitazione di magistrati come Nicola Gratteri, giornalisti, intellettuali e politici che hanno saputo spiegare al paese la vera natura del quesito. Gli italiani hanno compreso che non si trattava solo di una questione tecnica di ordinamento giudiziario, ma di un tentativo di ridimensionare il potere della magistratura e subordinare i pubblici ministeri all'esecutivo, con conseguenze gravissime per l'equilibrio costituzionale.
Maddalena analizza il referendum all'interno di un disegno più ampio di modifica della Costituzione che avrebbe incluso anche le autonomie differenziate e il premierato. L'ex magistrato ricorda inoltre le dichiarazioni del ministro Tajani, il quale aveva annunciato l'intenzione di abolire l'articolo 109 della Costituzione che attribuisce alla magistratura il controllo diretto della polizia giudiziaria. Una prospettiva che avrebbe ulteriormente concentrato il potere nelle mani dell'esecutivo, già rafforzato dall'uso massiccio dei decreti legge che di fatto bypassa le iniziative legislative parlamentari.
Il contesto politico descritto da Maddalena è quello di un progressivo svuotamento dei contrappesi costituzionali. L'abrogazione del reato di abuso di ufficio, le limitazioni alla Corte dei conti e i decreti sicurezza che riducono i diritti di manifestazione del pensiero rappresentano una linea coerente di riduzione dei poteri di controllo democratici. A ciò si aggiunge una politica economica caratterizzata da scelte fiscali regressive come la flat tax, che scarica il peso tributario sui lavoratori dipendenti a vantaggio dei ceti abbienti.
La critica si estende anche ai risultati di questa stagione politica: la frammentazione del mercato del lavoro in contratti precari e flessibili, l'insufficienza delle tutele sulla sicurezza, la crescita della povertà assoluta a sei milioni di persone e relativa oltre i dieci milioni, la sistematica cementificazione del territorio, il deterioramento della sanità e dell'istruzione. Maddalena sottolinea inoltre l'incremento anomalo della spesa militare che ha accresciuto la dipendenza strategica dell'Italia.
Il referendum rappresenta quindi un segnale importante: gli elettori hanno compreso che dietro ogni singolo intervento normativo si celava una strategia complessiva di trasformazione autoritaria delle istituzioni. La mobilitazione massiccia alle urne testimonia la consapevolezza che il sistema democratico e costituzionale richiede vigilanza costante. Il prossimo passo sarà verificare se la classe politica trarrà le dovute conclusioni e rimetterà il proprio operato sui "binari giusti" della Costituzione.