Milano ha aperto le porte a centotré cittadini palestinesi fuggiti da Gaza negli ultimi mesi. Si tratta di persone evacuate attraverso corridoi umanitari dedicati al trasferimento sanitario, giunte nel nostro Paese per motivi legati a patologie preesistenti oppure a ferite anche molto gravi riportate durante i bombardamenti nel territorio palestinese. Il Comune ha fornito ieri un bilancio dettagliato di questa operazione di accoglienza, illustrando come questi rifugiati siano stati seguiti nelle pratiche amministrative necessarie per regolarizzare la loro presenza e per integrarsi nei programmi di sostegno cittadini.

I numeri offrono uno spaccato della composizione di questi nuclei: complessivamente si parla di ventiseimilioni famiglie, che includono quarantasei adulti e cinquantasette minori. Purtroppo due dei bambini arrivati hanno perso la vita a Milano nei mesi successivi all'arrivo, a causa del deterioramento delle loro condizioni di salute. Tutti gli ospiti hanno ricevuto assistenza specializzata attraverso le strutture del Milano Welcome Center, il centro di primo accesso creato dalla municipalità per guidare migranti e profughi tra i servizi disponibili. Nel corso del 2025 questa struttura ha registrato oltre dodicimila visite fisiche, con una prevalenza di richiedenti provenienti da Egitto, Bangladesh e Sri Lanka.

Nel corso della presentazione dei dati, l'assessore al Welfare Lamberto Bertolè ha colto l'occasione per difendere il lavoro dei servizi sociali milanesi dalle recenti critiche. L'esponente dell'amministrazione ha sottolineato come le polemiche degli ultimi tempi rischiano di indebolire strutture fondamentali invece di rafforzarle. Bertolè ha ricordato che il vero mandato degli operatori sociali non consiste nell'allontanare i bambini dalle famiglie, bensì nel lavorare affinché rimangano nei loro nuclei anche in situazioni critiche e complesse, offrendo il sostegno necessario.

Secondo l'assessore, gli allontanamenti rappresentano una frazione minima delle attività: l'Italia registra uno dei tassi più bassi di separazioni familiari tra i paesi europei. Per questo motivo, Bertolè ha chiesto di smettere di delegittimare il lavoro quotidiano di centinaia di assistenti sociali e, al contrario, di investire nella loro valorizzazione sia dal punto di vista economico che professionale. Il suo appello è stato accompagnato dal racconto toccante di una madre che aveva visto allontanati i propri quattro figli e successivamente reintegrati nella sua custodia una volta risanate le condizioni familiari, gesto che si è trasformato in una canzone di gratitudine indirizzata ai professionisti che l'avevano supportata nel suo percorso di recupero.