Scontro politico attorno al futuro del centro sportivo XXV Aprile di Milano. Alessandro Verri della Lega e Enrico Marcora di Fratelli d'Italia hanno formalmente chiesto al Comune di sospendere il procedimento di gara pubblica per l'assegnazione della struttura. I due consiglieri comunali propongono invece una concessione diretta alla Federazione italiana di atletica leggera, e hanno già avvisato che, se necessario, coinvolgeranno la Corte dei Conti per verificare potenziali irregolarità di spesa pubblica.

L'impianto, da oltre sessant'anni punto di riferimento per l'atletica milanese, si trova al centro di un progetto di trasformazione che prevederebbe una riqualificazione pubblico-privata. Il piano prevede di ampliare l'offerta sportiva verso il tennis e il padel, dando alla struttura una vocazione più commerciale. Una prospettiva che ha scatenato le proteste degli ambienti dello sport, come emerso durante un'assemblea pubblica tenuta nei giorni scorsi.

All'incontro hanno partecipato figure istituzionali di rilievo: Marco Riva, presidente del Coni Lombardia, Luca Barzaghi della Fidal regionale, Alessandro Castelli del Cus Milano e la sottosegretaria regionale allo Sport Federica Picchi. Quest'ultima ha sottolineato l'importanza strategica dell'impianto: l'atletica leggera rappresenta una disciplina fondamentale per la crescita giovanile e l'invecchiamento attivo, mentre in Lombardia conta oltre 90 mila tesserati distribuiti in più di 800 società.

I numeri dell'impianto XXV Aprile evidenziano il suo valore pubblico: ogni anno accoglie circa 250 mila presenze tra atleti agonisti, dilettanti e bambini. Oltre 30 scuole cittadine praticano atletica nella struttura, dove operano anche due scuole di avviamento alla disciplina. Storicamente, sulla sua pista si sono allenati campioni come Alberto Cova e Francesco Panetta. La trasformazione verso una vocazione commerciale, secondo gli oppositori del progetto, comporterebbe lo smantellamento di un presidio pubblico fondamentale per lo sport di base cittadino.

La questione rimane aperta. Mentre la giunta milanese sembra determinata a procedere con il bando pubblico, la pressione politica della coalizione di centro-destra si intensifica. La partita sulla gestione futura dell'impianto rappresenta uno scontro più ampio tra chi sostiene di preservare la vocazione sportiva e sociale della struttura e chi intravede nell'apertura al settore privato una possibilità di modernizzazione e sostenibilità economica.