Nel cortile del Portrait Milano prende corpo un esperimento affascinante: trasformare l'aperitivo in una performance multisensoriale dove il bicchiere di champagne dialoga con la musica dal vivo. L'iniziativa, battezzata "Note d'Aperitivo X Krug", debutta il 30 marzo presso Rumore, l'American bar firmato da Beefbar con un'anima vintage ispirata all'eredità di Raffaella Carrà. La partnership con la storica maison francese fondata a Reims nel 1843 trasforma il rito milanese dell'aperitivo in qualcosa di più strutturato e consapevole.

La formula è semplice quanto efficace: appuntamenti mensili dalle 19 alle 21 in programma fino a giugno, con date fissate il 30 marzo, 29 aprile, 20 maggio e 15 giugno. Non si tratta di un'improvvisazione. Krug da tempo indaga il rapporto affascinante tra sonorità e percezione gustativa, seguendo una logica affine agli abbinamenti enogastronomici. Sul sito della maison convivono già playlist e cuvée realizzate insieme a musicisti di calibro internazionale come Max Richter, Ryuichi Sakamoto e Dardust, ciascuno con il proposito di accompagnare o alterare la degustazione attraverso il suono.

Il progetto ha radici teoriche profonde. La chef de cave Julie Cavil agisce come direttore d'orchestra nell'assemblaggio dei vini, trasformando il lavoro di selezione in vera e propria composizione. Ogni bottiglia di Grande Cuvée nasce dall'unione di circa 250 vini scelti da una riserva che abbraccia oltre dieci annate diverse, perseguendo il sogno originario di Joseph Krug: uno champagne che trascenda i fattori climatici e stagionali.

Il debutto ufficiale propone la Krug Grande Cuvée 173ème Édition, frutto di 150 vini selezionati da 13 annate comprese tra il 2001 e il 2017. Si tratta di un non millesimato dalla complessità costruita sapientemente, vera firma della maison. Il calice viene offerto a 50 euro, con la possibilità di accompagnare l'esperienza con opzioni gastronomiche aggiuntive. La novità rappresenta un ulteriore tassello nel già variegato panorama degli aperitivi milanesi, dove ritualità e innovazione continuano a trovare spazi di coesistenza.