A Napoli emerge una criticità sanitaria che rischia di passare inosservata: i casi di epatite A registrati in seguito ai dragaggi dei fondali a Bagnoli accendono i riflettori su un'emergenza ambientale paragonabile a quella tarantina, ma con un'aggravante. Mentre Taranto beneficia di un sistema di sorveglianza epidemiologica consolidato, l'area di Bagnoli resta priva di monitoraggi specifici per distretto, nonostante i rischi conosciuti.

L'allarme proviene da Antonio Marfella, presidente dell'associazione Medici per l'ambiente di Napoli, che ha sottolineato come il sito ex Italsider sia equiparabile dal punto di vista della contaminazione al complesso siderurgico tarantino. Entrambi gli impianti rappresentano le maggiori acciaierie che l'Italia abbia mai ospitato. La differenza cruciale? Bagnoli è stata disattivata tre decenni fa, mentre Taranto continua ancora oggi la produzione, seppur in condizioni precarie. Tuttavia, nonostante lo stop da 30 anni, nessuna bonifica reale si è concretizzata nel sito partenopeo.

La situazione si complica ulteriormente quando si considerano i numeri: il Sin di Bagnoli ospita circa 195mila tonnellate di materiale altamente inquinante nella colmata a mare, ritenuta impossibile da rimuovere con le tecnologie attuali. Nel contempo, si procede al dragaggio di fondali che contengono un'altra 35 milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Secondo gli esperti del settore, questa operazione rappresenta un rischio concreto non solo per la salute pubblica umana, ma soprattutto per l'equilibrio biologico dell'ecosistema marino locale.

Un ulteriore elemento di preoccupazione emerge dalla documentazione internazionale: l'agenzia Reuters ha recentemente segnalato tensioni significative tra l'accelerazione dei lavori, motivata dalla preparazione dell'America's Cup, e la necessità di garantire protezione ambientale duratura. Il timore degli osservatori è che la manifestazione sportiva stia fungendo da pretesto per interventi urbanistici radicali piuttosto che per un vero recupero ambientale, ipotecando il futuro dell'area.

La questione decisiva rimane la mancanza di dati epidemiologici disaggregati per distretto all'interno della Asl 1 Napoli centro. Negli ultimi 40 anni non è stato possibile tracciare con precisione l'andamento di incidenza e mortalità oncologica nei distretti di Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo e Pianura, un gap informativo che impedisce di valutare adeguatamente l'impatto sanitario dell'inquinamento industriale storico. È proprio questo il punto: se Taranto beneficia di sistemi di controllo epidemiologico, perché Bagnoli continua a restare nel buio? Gli esperti chiedono a gran voce l'implementazione di un monitoraggio equivalente, per tutelare una popolazione ancora esposta a rischi documentati ma non adeguatamente tracciati.