La Casa Bianca intensifica la sua presenza militare nel Golfo Persico in un contesto dove sforzi diplomatici e preparativi bellici procedono in parallelo. Washington ha ordinato il dispiegamento di importanti contingenti terrestri nella regione, in quello che gli analisti descrivono come un messaggio di forza nei confronti di Teheran. Le prime unità arriveranno già a partire da domani, mentre altre seguiranno nel corso delle prossime settimane, secondo quanto riferito da fonti americane.

La strategia militare statunitense ruota intorno a due marine expeditionary units (Meu) con complessivamente circa 4400 effettivi. La 31esima unità, attualmente a bordo della nave anfibia USS Tripoli partita dal Giappone, è attesa nell'area entro le prossime 24 ore. La 11esima unità, imbarcata sulla USS Boxer proveniente dalla California, giungerà a destinazione entro quattro settimane al massimo. A questi si aggiungono migliaia di soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata, creando una forza di intervento considerevole.

Secondo il Financial Times, l'amministrazione Trump starebbe considerando l'ipotesi di un'operazione contro l'isola di Kharg, crocevia strategico da cui transita il 90 per cento delle esportazioni petrolifere iraniane. Un assalto a questa struttura rappresenterebbe un'escalation senza precedenti: servirebbe a esercitare pressione massima su Teheran e a forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz, qualora il conflitto dovesse aggravarsi. Tuttavia, gli esperti avvertono che un'operazione del genere comporterebbe rischi enormi, potenzialmente trascinando Washington in un conflitto prolungato.

Parallela alla preparazione militare procede anche l'attività diplomatica. Trump ha fatto sapere di essere in contatto con figure di rilievo del regime iraniano, possibilmente il presidente del parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf, con l'obiettivo dichiarato di risolvere la controversia nel giro di settimane. Il Pakistan sta intensificando i propri sforzi negoziali. Tuttavia, il Wall Street Journal sottolinea come questa «nebbia della diplomazia» renda il quadro ancora più complesso: il presidente americano non dispone di soluzioni evidenti e i colloqui di pace rimangono in una fase iniziale.

La contemporaneità di preparativi bellici e tentativi negoziali crea una situazione paradossale ma non inusuale nella geopolitica internazionale. Intanto Teheran si prepara a possibili mosse statunitensi, consapevole che il terminal petrolifero di Kharg rappresenta un obiettivo di valore strategico inestimabile per l'economia iraniana e una pietra miliare della sua capacità di proiezione regionale.