Il referendum ha parlato, ma per Attilio Fontana e la Lega il risultato del No rappresenta solo un punto di partenza. Nel corso della mattinata odierna, il governatore lombardo ha rilanciato le ambizioni autonomiste della sua regione, sostenendo che le riforme sinora portate avanti non siano sufficienti. Secondo Fontana, il vero obiettivo deve essere l'implementazione di un modello federalista più ampio, riprendendo spunti ideologici legati alla tradizione storica del federalismo italiano, con un esplicito riferimento a Umberto I e al pensiero federalista classico.
La dichiarazione del leader leghista giunge in un momento di tensione all'interno della coalizione di governo. Negli ultimi giorni, tre figure di rilievo hanno rassegnato le dimissioni: il deputato Bartolozzi, il sottosegretario Delmastro e la ministra Santanché. Su quest'ultima si è soffermato Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, il quale ha giustificato l'allontanamento dalla compagine governativa come un atto necessario seguito alle indicazioni della presidenza del Consiglio. Gasparri ha sottolineato come il primo ministro necessiti di poter contare su una squadra coesa, pur riconoscendo che Santanché avrà modo di dimostrare le proprie ragioni in futuro.
Sulla riforma della giustizia, Gasparri ha confermato le sue convinzioni personali, ma ha ammesso che il tema non figura più tra le priorità governative, lasciando spazio ad altre urgenze economiche e sociali nell'ultimo anno di legislatura. Nel frattempo, anche la Segreteria di Stato Vaticana, attraverso le parole del suo responsabile Parolin, ha espresso preoccupazione per il clima di conflittualità, auspicando maggiore concordia e collaborazione nel Paese.
Sul fronte dell'opposizione, il centrosinistra affronta invece il nodo controverso delle primarie. La candidata Salis le ritiene divisive, mentre Bonaccini e Fratoianni propongono un cambio di approccio: prima definire un programma condiviso, poi eventualmente discutere della scelta del leader. Una strategia che mira a evitare fratture interne e a concentrare gli sforzi su proposte concrete piuttosto che su dinamiche di competizione interna.