Un episodio di violenza scolastica ha scosso Bergamo, dove un ragazzino di 13 anni ha aggredito la professoressa Chiara Mocchi, 57 anni, insegnante di francese presso un istituto locale. L'aggressione è stata documentata e diffusa in diretta streaming sulla piattaforma Telegram, trasformando l'atto violento in una trasmissione pubblica. Le immagini mostrano il minore mentre percorre i corridoi dell'edificio scolastico, con le pareti caratterizzate dalla carta da parati gialla, fino al momento in cui affronta la docente. Nel video emerge chiaramente l'utilizzo di un coltello, l'arma con cui è stata ferita la prof al collo.

Le autorità competenti, inclusi i carabinieri del comando provinciale di Bergamo, la procura dei minori e la procura ordinaria diretta da Maurizio Romanelli, hanno avviato un'inchiesta approfondita. Gli investigatori stanno analizzando i telefoni e i dispositivi del ragazzo, cercando di ricostruire le motivazioni dietro al gesto. Secondo le ricostruzioni, tra il minore e l'insegnante erano emersi precedenti diverbi di natura scolastica, ma gli inquirenti stanno scavando più a fondo nel panorama digitale del giovane.

Un aspetto che ha catturato particolare attenzione degli investigatori è la possibilità che il ragazzo sia entrato in contatto con comunità online estremiste, in particolare gli ambienti degli "incel", acronimo di "involuntary celibates" (celibi involontari). Questa subcultura, che ha guadagnato visibilità attraverso la serie Netflix "Adolescence", è caratterizzata da ideologie misogine secondo le quali le donne sarebbero responsabili della mancanza di relazioni sentimentali o sessuali dei suoi membri, scegliendo partner sulla base esclusivamente di fattori estetici o economici. Comunità di questo tipo hanno storicamente esaltato figure come Elliot Rodger, responsabile della strage di Isla Vista in California, e George Sodini, autore della strage di Collier Township in Pennsylvania.

Secondo quanto riportato, il ragazzo è crollato emotivamente una volta arrivato in presidenza, piangendo disperatamente. Il contrasto tra l'atto violento premeditato e la successiva manifestazione di fragilità ha lasciato perplessi gli osservatori della vicenda. Gli inquirenti continuano a setacciare le chat, i messaggi privati e la cronologia di ricerca online del minorenne per comprendere se effettivamente abbia sviluppato contatti con ambienti radicali e cosa abbia alimentato la sua rabbia nei confronti dell'insegnante.

La vicenda pone nuovamente l'attenzione sulla questione della sicurezza scolastica e sui rischi legati all'estremismo giovanile online. Nel nostro paese, episodi di questo tipo rimangono ancora relativamente rari, ma la crescente radicalizzazione di minori attraverso le piattaforme digitali rappresenta una preoccupazione crescente per genitori, educatori e forze dell'ordine. Le indagini proseguono per fare completa chiarezza sulle circostanze e sulla eventuale affiliazione del ragazzo a comunità online pericolose.